Monthly Archives: ottobre 2015

La Bolla

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E’ arrivata “La Bolla“: la stampa autofinanziata del fumetto di Emanuele Giacopetti che racconta la storia e la lotta del Presidio Permanente No Borders-Ventimiglia.

E’ scritta in italiano, inglese e arabo.
La storia viene riprodotta con il consenso dell’autore e della redazione di Graphic News in sostegno alle attività del presidio No Borders di Ventimiglia.

Il costo consigliato per ogni copia è di 3 euro e il ricavato andrà alla cassa di sostegno del presidio no borders di ventimiglia e alla cassa di resistenza/anti-repressione.

REPORT DELLA GIORNATA DEL 4 OTTOBRE [ITA-ENG]

4o

[ITA]
In seguito al violento sgombero del presidio No Border, la mattina del 4 Ottobre a Ventimiglia ci siamo radunate/i nel piazzale della stazione assieme alle/ai solidali provenienti da diverse città italiane e francesi, e una quindicina di compagni migranti con cui abbiamo resistito sugli scogli. La volontà era di ribadire fermamente che la questione dei migranti in transito non si arresta al confine, ma si riproduce in tutte le realtà territoriali dove l’arresto e la repressione rappresentano il filo conduttore portato avanti dalla Fortezza Europa.

Lo spropositato dispiegamento di forze dell’ordine ha impedito materialmente e con intimidazioni psicologiche e fisiche, la partecipazione alla manifestazione dei migranti “ospiti” nel centro di prima accoglienza della Croce rossa. La struttura che ha la presunzione di definirsi d’accoglienza si è così trasformata in una prigione. La celere ne ha bloccato ogni accesso, impedendo qualsiasi forma di contatto tra manifestanti e migranti. Ci siamo così spostati di fronte la croce rossa portando la nostra solidarietà agli schebab detenuti al suo interno e, tramite interventi e cori di protesta contro questa barriera di caschi e scudi, abbiamo preteso il loro rilascio. Data l’impossibilità di congiungersi ai migranti, il presidio, blindato su ogni lato della piazza, non ha potuto né voluto procedere in un corteo che non fosse partecipato da tutti, ribadendo la volontà di muoversi con i migranti e non per i migranti. In piazza, davanti alla stazione, abbiamo cercato di ricreare uno spazio di dialogo e discussione, data la pressione e la tensione causata dalle forze dell’ordine.
È in stazione che quotidianamente i migranti in transito sono esposti alle offerte dei trafficanti sotto gli occhi complici di polizia e Croce rossa. Ed è qui che il presidio porta avanti un’attività di monitoraggio ed informazione al fine di costruire con chi transita un’alternativa alla pressione dei passeur e all’ipocrisia dell’accoglienza istituzionale.
Ancora una volta, a Ventimiglia va in scena l’assurdo: migranti e solidali separati da un cordone di poliziotti armati, un piazzale blindato ad ogni accesso, una violenza premeditata che è esplosa in serata quando una parte del presidio aveva già abbandonato la piazza e le persone rimaste si apprestavano a riunirsi in assemblea per discutere della giornata e prepararsi alla notte. Il presidio, mentre si preparava a lasciare la piazza raccogliendo tende, coperte e scatoloni, è stato violentemente caricato alle spalle: una carica brutale, immotivata, che si è trasformata in un pestaggio e poi in una caccia all’uomo per le vie della città. Molti di noi sono rimasti contusi ( 2 portati in ospedale ) e ad un compagno residente nella zona di Ventimiglia è stato notificato un foglio di via e denunciato per resistenza.

In seguito alle profonde trasformazioni e agli avvenimenti della settimana, nonostante le difficoltà affrontate, emerge la volontà forte di continuare questo percorso di lotta, a fianco all’esigenza di ridefinirsi e di far uscire un secondo comunicato con un’analisi più attenta e consapevole del cambiamento che ci troviamo ad affrontare.

Presidio Mobile Ventimiglia
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MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE NO BORDERS A VENTIMIGLIA – MANIFESTATION INTERNATIONALE NO BORDERS À VINTIMILLE [ITA] [FR] [ENG]

cordone compagni-migranti

[ITA]

CHIAMATA NO BORDERS ALLA LOTTA INTERNAZIONALE PER LA LIBERTÀ DI MOVIMENTO – domenica 4 ottobre manifestazione a Ventimiglia

All’alba di Mercoledì 30 Settembre due ruspe e tre camion hanno distrutto in sei ore un luogo di solidarietà costruito in oltre tre mesi grazie al supporto dei migranti in viaggio e dei solidali di tutta Europa. Hanno pensato che oltre alle tende, alla cucina, alle docce, avrebbero demolito anche il cuore della lotta No Borders. Si sbagliano: il Presidio ha mostrato di valicare ogni barriera fisica e materiale contrapponendo alle barriere la costruzione comune di un territorio di solidarietà, relazioni e lotta internazionale per la liberà di movimento per tutte/i e contro ogni confine.

Quello che abbiamo visto accadere in questi mesi a Ventimiglia, avviene anche altrove: Choucha, Lampedusa, Calais, Parigi, per citarne solo alcuni. Sono altri luoghi di resistenza, posti di frontiera interni ed esterni della “Fortezza Europa”. Spazi di transito dove alla violenza del viaggio, dei maltrattamenti subiti dalla polizia e dai trafficanti, si unisce la violenza del confine materiale, una linea immaginaria militarizzata senza pudore. La violenza di un limbo in cui i migranti diventano pedine da ripartire tra vari stati in un gioco di ambiguità legislative. Vediamo un’Europa che professa libertà di movimento mentre Schenghen si riduce ad ennesimo dispositivo che rafforza le gerarchie tra chi è cittadino e chi non lo è e per questo rimane intrappolato nelle disposizioni di Dublino III, che vincola la domanda d’asilo al primo paese di arrivo.

Sappiamo bene che il controllo non è l’unica strategia messa in campo nella gestione della migrazione: quel che denunciamo, oltre alla chiusura dei confini, è il drenaggio classista e razziale dei flussi, attraverso cui gli stati cercano di accaparrarsi la manodopera più qualificata, talvolta creando un vero e proprio “business dell’accoglienza” in cui i rifugiati diventano possibilità di profitto per le cooperative, talvolta attraverso lo sfruttamento redditizio dell’illegalità, sistematicamente infine nello sfruttamento sul lavoro.

Meno di un mese fa scrivevano che a Ventimiglia non c’erano più migranti, e in poco tempo il nostro campo ospitava 220 migranti in transito. Oggi viene scritto che la giornata del 30 settembre, iniziata con uno sgombero e finita con la spartizione degli ottanta presidianti tra commissariato, carabinieri e Croce Rossa, “è stata una giornata di soluzioni”.
Il confine resta però chiuso e i migranti che erano disposti a rischiare la propria vita sugli scogli per rivendicare il diritto all’autodeterminazione, sono ora per strada.

I solidali restano con loro. Loro restano con i solidali. Resteremo uniti nella lotta finché “le soluzioni” pensate non portino all’apertura del confine: é questa la decisione che ha concluso la prima assemblea del No Borders Camp in esilio.
Distruggere le nostre cose, circondarci con centinaia di agenti e decine di blindati, non è una risposta al problema dell’abominio rappresentato dai respingimenti in frontiera.

I migranti arriveranno ancora, e le stesse violazioni saranno perpetrate. Ci hanno tolto casa ma non ci hanno fermato. Oggi siamo più forti, più determinati e ancora più uniti.
Chiamiamo con un appello internazionale chiunque sia convinto, assieme a noi, che la storia della lotta contro i confini sia solo all’inizio e che oggi, ancora più che ieri, sia il momento di gridare con tutte le nostre voci:

WE ARE NOT GOING BACK!

DOMENICA 4 OTTOBRE 2015 ORE 14:30 ALLA STAZIONE DI VENTIMIGLIA
MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE

HURRYA!

Presidio permanente No Borders Ventimiglia in exile
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Uniti abbiamo resistito e uniti ripartiamo! [ITA]

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La giornata dell’11 giugno ha dato inizio ad una resistenza che ha messo in imbarazzo i governi e le forze di polizia di Italia e Francia. Ieri 30 Settembre, come il 16 giugno quando il primo tentativo di sgombero fallì miseramente, chi cerca di imporre dei confini alla nostra libertà ha perso. Dopo quasi quattro mesi di lotta, che ha visto migranti e solidali unirsi contro la materialità dei confini e la loro logica opprimente, è stato distrutto il campo che era la nostra casa, ma non la forma di vita che insieme abbiamo costruito e l’organizzazione comune della lotta, presente e a venire, contro tutti i confini.

Alle 5:30 uno schieramento di dodici camionette e 250 uomini in divisa, tra carabinieri, polizia, guardia di finanza ecc. ha dato inizio all’operazione di “devastazione e saccheggio” del presidio permanente No Borders, costringendo un ottantina di persone, tra migranti in viaggio e solidali, a ritornare sulla scogliera come all’inizio, in quei giorni di giugno in cui nacque il presidio. Un luogo per noi centrale, il luogo di origine di questa lotta: siamo andati lì non solo per mera difesa ma perché quel posto è dove è nato quel “noi” che è la forza, la potenza di questo movimento.

Con ruspe ed enormi contenitori di immondizia si è consumato uno sgombero meditato da tempo. Hanno spazzato via le tende, i vestiti, il cibo, le brochures informative, i libri, i materiali per le lezioni di inglese, francese, arabo, le chitarre, i palloni, i mobili auto-costruiti, le docce, i bagni.

La violenza devastatrice di quelle ruspe ha tentato di cancellare il lavoro di mesi di autorganizzazione, che ha mobilitato la solidarietà di tantissime persone, tra migranti, attivisti da tutta Europa, persone solidali giunte a portare pacchi di pasta, latte, acqua, le proprie competenze, la voglia di mettersi in relazione.

L’esperienza del presidio è ed era fatta di corpi, di sguardi, nel continuo sforzo di conoscersi, di raccontarsi anche oltre le barriere della lingua. È ed era l’immediatezza delle relazioni, del vivere insieme, del costruire, insieme alla frustrazione di avere di fronte una barriera che costantemente rinfaccia la minaccia dell’espulsione, che costantemente riproduce il volto brutale dell’Europa. È ed era anche una forza che si esprime nelle “battiture” davanti la frontiera, nelle improvvisazioni musicali, nella convinzione di non essere soli, di lottare insieme. A Ventimiglia c’era e rimane il dirompente desiderio di libertà.

Abbiamo sgomberato il presidio, non i migranti”, ha detto il sindaco di Ventimiglia Ioculano.

Quel che tentano di spazzare via quelle ruspe – sotto gli occhi vigili di poliziotti armati fino ai denti – è soprattutto un percorso di autogestione, di lotta, che avviene in primo luogo attraverso l’immediatezza del vivere insieme, la potenza e la forza di diventare un “noi”. Contro la forza delle divise, presenti in un numero spropositato, stava e sta la forza e la dignità di stare insieme e lottare per la libertà.

In stato di assedio e accerchiati dalle forze dell’ordine noi, resistenti degli scogli, abbiamo dato prova di forza e unità per le dodici ore a seguire. Forti solo nel numero e nei mezzi, gli uomini in divisa hanno minacciato denunce e identificazioni nei confronti dei migranti, nonché ulteriori denunce e fogli di via per i solidali. Non sono riusciti, come credevano, a risolvere “il problema” in poche ore. L’unico accordo possibile partiva dalla condizione che i migranti in viaggio, una cinquantina, non avrebbero subito conseguenze di alcun tipo, fosse essa una denuncia o un’identificazione e inserimento nel sistema Eurodac, e così è stato.

Durante la giornata è stata manifestata chiaramente la volontà di non cedere di fronte le intimidazioni e le pressioni ricevute; mentre da fuori le tante iniziative di solidarietà, da Mentone a Lampedusa, Roma, Milano, Bologna, Torino e Toulouse ecc., davano forza a chi resisteva. Nel frattempo, mentre la lotta proseguiva sugli scogli, tanti dei nostri sono stati portati via dalle forze dell’ordine e chi si avvicinava nel tentativo di dare la propria solidarietà attiva e materiale (cibo e acqua) veniva allontanato, tenuto a distanza o preso dalla polizia, identificato e denunciato. Un semplice “hurriya” gridato da lontano è costato a qualcuno cinque ore di commissariato.

Per ore siamo stati insieme sugli scogli, senza acqua e cibo, abbiamo condiviso paure, energie e voglia di resistere. La controparte, cioè il ministero dell’interno, constatato che non era possibile sgomberare gli scogli senza quello che viene chiamato “danno di immagine”, ha accettato la mediazione del Vescovo sulle posizioni dei migranti e solidali sugli scogli. Insieme abbiamo lasciato gli scogli, uniti oggi come negli ultimi quasi quattro mesi di lotta. Inevitabilmente la conclusione della trattativa ha determinato la divisione del gruppo, e non è stato facile accettarlo. I migranti hanno raggiunto il centro di accoglienza gestito dalla croce rossa con i mezzi messi a disposizione dalla Caritas e senza essere identificati dalle forze di polizia. Gli/le attivisti/e sono stati presi dalle forze di polizia che alla luce della situazione che vedeva ancora tanti solidali mobilitati li ha rilasciati in poco tempo e senza alcun foglio di via, dopo averli comunque sottoposti a identificazione e iscritti nel registro degli indagati per invasione di terreni o edifici. La sera stessa eravamo di nuovo insieme, convinti di voler continuare a lottare.

Una ventina di migranti, che non sono riusciti a raggiungere gli scogli sono stati presi durante i primi momenti dello sgombero, portati all’ aereoporto di Genova e deportati al CARA di Bari. Al momento non sappiamo se su di loro pende un procedimento di rimpatrio o hanno subito “solo” la riammissione in Italia e l’identificazione, e stiamo seguendo la cosa con l’aiuto degli avvocati e delle reti di solidarietà per capire cosa si devono aspettare questi ragazzi e come supportarli.

Nello stesso giorno a Nizza un nostro compagno è stato processato e condannato a 6 mesi (pena sospesa), 150 ore di lavoro per lo stato e 1600 euro di danni alla poliziotta della PAF che l’ha denunciato. Questa sentenza, a cui faremo appello, è frutto del clima di razzismo istituzionale che sta caratterizzando il dipartimento della Alpi Marittime, con la quotidiana criminalizzazione di migranti e solidali. Denunciamo inoltre l’ingiustizia di una corte che non ha tenuto conto dell”impossibilità per i testimoni di raggiungere il tribunale (essendo questi sugli scogli di Ponte San Ludovico) quale motivazione per la richiesta di rinvio. Denunciamo infine il pregiudizio evidente nei confronti del nostro compagno e la falsità delle accuse a suo carico.

A tutti coloro che in questa giornata hanno subito la repressione di Italia e Francia nella lotta contro i confini nella forma del fermo, dell’arresto, della condanna, della deportazione, dell’identificazione ecc. va la nostra solidarietà e la promessa che nessuno verrà lasciato solo di fronte a tanta ingiustizia.

E’ evidente che la mediazione trovata non è un punto d’equilibrio, ma un momento della resistenza. La verità è che al di là della vetrina turistica della riviera, il problema della libertà di circolazione rimane, e la chiusura delle frontiere è un fatto scandaloso che genera condizioni di ingiustizia a cui non si può rimanere indifferenti. Il centro della Croce Rossa in stazione esplode di persone in viaggio, ed è quindi evidente che rimane il bisogno di spazi di supporto ai migranti in transito.

Hanno distrutto un luogo, una casa, un rifugio per molti. Hanno distrutto un Presidio, ma non un percorso di lotta, perché Ventimiglia non e’ solo un luogo. Ventimiglia e’ un’idea di resistenza che poggia su una rete di solidarietà consolidata in questi tre mesi e mezzo, che nessuna ruspa e nessuno sgombero riuscirà a smantellare.

PER QUESTE RAGIONI E ALTRE CHE AVREMO MODO DI ESPRIMERE NELLE PROSSIME ORE INVITIAMO TUTTE E TUTTI A MOBILITARSI PER UNA MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE DOMENICA 4 OTTOBRE ALLE 14 A PARTIRE DAL PIAZZALE DELLA STAZIONE DI VENTIMIGLIA .

Ventimiglia e’ ovunque e la solidarietà è la nostra arma.

WE ARE NOT GOING BACK!

Presidio Permanente No Borders Ventimiglia in exile