Un messaggio da alcuni/e solidali alle persone che hanno protestato davanti al consiglio comunale il 19 luglio

Salve,
abbiamo osservato con interesse la vostra protesta contro il Sindaco e vogliamo condividere con voi alcune nostre riflessioni.
A nessuno piacciono le azioni antidemocratiche dello Stato. La creazione del campo della Croce Rossa è stata fatta senza consultare gli abitanti della zona.
Ci rendiamo anche conto del effetto negativo che produce la crisi dei confini sulle persone che vivono stabilmente in quella zone.
Sgomberando le persone dall’area vicina alla chiesa e sotto il ponte, lo Stato ha violentemente forzato(espulso) le persone senza documenti a stare fuori dal centro di Ventimiglia. L’unico modo facile per raggiungere la città è camminare lungo la Statale 20, è pericoloso sia per chi cammina che per chi guida.
La creazione del campo della croce rossa e il fatto che centinaia di persone si sentano costrette ad andare là è un male per tutti.
IL PROBLEMA È IL CONFINE, non i migranti.
Avvengono cose brutte quando le persone sono bloccate in un posto dove non vogliono essere. Nascono tendopoli quando le persone hanno bisogno di sopravvivere. I rifugiati vengono uccisi, feriti gravemente, disumanizzati e traumatizzati psicologicamente dal confine. E in molti casi, le vite di molti europei peggiorano.

A Idomeni, i contadini non possono coltivare i propri campi dopo che il governo greco ha militarizzato il confine con filo spinato. Con un atto disperato e rabbioso, un contadino ha investito le tende con il trattore in segno di protesta.

A Lampedusa i pescatori si ritrovano a svolgere il ruolo della guardia costiera e a recuperare i corpi dei migranti morti in mare a causa delle politiche assassine dei governi europei.

A Calais, chi abita vicino alla jungle non sempre respira facilmente: i lacrimogeni sparati in grandi quantità dalla polizia sono tipici della tradizione francese di uguaglianza. Ciò riguarda senza discriminazione sia gli europei e chi è senza documenti.

Nessuna di queste cose è ancora successa a Ventimiglia, ma il ministro dell’interno ha affermato che il confine adesso è chiuso. Che destino vi aspetta?

I migranti non sono a Ventimiglia per chiedere asilo qui o in Italia. Il loro sogno è raggiungere l’Inghilterra o la Francia. Il confine intrappola le persone: loro hanno bisogno di muoversi, hanno bisogno di viaggiare.

IL CONFINE È IL PROBLEMA, la soluzione è aprire il confine! Che le persone possano andare in Francia !
Basta governi che impongono campi umanitari!

Notizie dal confine – Solidarietà, non carità!

Martedì 18 Luglio il campo informale che si era creato di fronte alla chiesa è stato sgomberato dalla polizia. Dieci migranti sono stati arrestati e deportati il giorno seguente, mentre gli altri sono stati accompagnati dai volontari della Caritas al nuovo campo istituzionale situato nel Parco ferroviario Roja. Una gran parte di essi non è stata ammessa nel campo ed è stata lasciata fuori senza acqua. Da allora, circa 250 persone vivono sotto una ex-stalla del parco ferroviario a poche centinaia di metri dal campo ufficiale.

Nel campo informale mancano cibo, acqua, servizi e posti per dormire. Alcuni attivisti sono subito arrivati sul posto per dare solidarietà ai migranti, portando viveri, coperte, medicinali e allestendo una cucina da campo autonoma gestita direttamente dai migranti.

Qualche parola sul campo istituzionale: la Caritas Diocesana Ventimiglia-Sanremo ha fatto pressione affinché venisse aperto uno spazio per i transitanti e questo progetto è di fatto gestito da Croce Rossa e forze dell’ordine, in collaborazione con UNHCR.

Lo ribadiamo ancora una volta: non crediamo che le persone vadano “assistite” da qualcuno, tanto meno da organizzazioni di questo tipo. Siamo invece convinti che i migranti debbano essere nelle condizioni di autogestirsi assieme ai/alle solidali.

Nelle ultime ventiquattro ore alcuni operatori umanitari di Caritas hanno espresso l’opinione che non fosse opportuno fare assemblea assieme ai migranti perché “troppo stanchi e affamati”. L’assemblea per decidere le modalità di autogestione del campo si è svolta comunque, ma è stata interrotta dopo circa venti minuti a causa della decisione di Caritas di iniziare a servire il cibo (con tutta la confusione che ne è seguita).

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Ci fa sorridere la dichiarazione del direttore Caritas Maurizio Marmo, il quale ha espresso la volontà che il campo della Croce Rossa sia “un ibrido tra il No Border Camp – attivo la scorsa estate sui Balzi Rossi di Ventimiglia – e un campo di accoglienza istituzionale.”

I volontari si sono inoltre detti preoccupati del fatto che i migranti non siano in grado di utilizzare adeguatamente la bombola del gas e che il cibo non venga somministrato in maniera “legale”.

Il contratto di affitto del centro di accoglienza temporaneo scadrà tra sei mesi, ma hanno intenzione di estenderlo ad almeno un anno. Il campo della Croce Rossa ad ora contiene 180 migranti, ma l’intenzione è di aumentare la sua capacità fino a 700 posti.

Naturalmente siamo per l’umana solidarietà e per riuscire a soddisfare i bisogni primari delle persone stanziate nel parco ferroviario. Proprio per questo motivo non possiamo accettare né sostenere un progetto gestito dalla Croce Rossa. Quest’ultima è un corpo militare con struttura gerarchica: ha infatti una lunga storia di collaborazione con il governo nelle azioni di detenzione e deportazione dei rifugiati.

Ci chiediamo: se questo è realmente un campo “umanitario”, allora perché è circondato da una recinzione?

Il problema è e resta il confine, non i migranti.

CONTRO OGNI FRONTIERA.

Alcune e alcuni solidali di Ventimiglia e dintorni.

Notizie dal Confine: “Stanno costruendo per noi una prigione” [ITA]

“Stanno costruendo per noi una prigione”
( cartello di un ragazzo durante l’ultima manifestazione)

Ci siamo. Dopo un mese di polemiche, ritardi e rimpalli si apre il nuovo campo di “accoglienza temporanea”  per le persone senza documenti.
Il campo ha per ora una capienza di circa 180 posti ma dovrebbe venire implementato nelle seguenti settimane in modo da poter “accogliere” più persone. Sarà riservato principalmente agli uomini mentre donne, bambini e famiglie dovrebbero continuare ad essere ospitate all’interno di alcune chiese della città di Ventimiglia.  Il centro si trova ai limiti dell’area ferroviaria del Parco Roja in una zona industriale vicino alla frazione di Bevera. Hanno quindi posizionato i “moduli abitativi”in un mare di cemento, un luogo invisibile e invivibile lontano circa 5 km dal centro città .
La gestione del campo sarà  affidata alla CRI e alle forze dell’ordine, coadiuvati dalla presenza del UNHCR.  Alle associazioni sarà permesso collaborare, tramite accreditamento con la CRI,  organizzando  anche, pare, attività ludiche o formative. Giusto lo spazio per dare un volto “umano” ad un campo che è di fatto di controllo e di contenimento, per invisibilizzare chi è bloccato dal regime di frontiera.  Le strade per arrivare al centro sono due, chi avrà accesso come volontario dovrà essere accreditato quindi sarà molto facile controllare chi entra e chi esce e sarà ristretto lo spazio per la solidarietà diretta e fuori dal controllo della Prefettura.

Il centro sarà un luogo di permanenza temporanea: così viene chiamato al di fuori di ogni comprensibilità giuridica. Le persone potranno stare nel centro fino ad un massimo di 10 giorni, saranno muniti di un cartellino identificativo con nome e codice a barre. Quest’ultimo permetterà l’ingresso all’interno del centro, un meccanismo che ricorda l’entrata tramite impronte del centro di Calais; allo scadere dei giorni concessi per il soggiorno il codice non funzionerà più e dovrebbe quindi non essere permesso l’ingresso. Come un prodotto in scadenza, i migranti non sono altro che una merce nel business del regime di frontiera; chi sarà ancora bloccato a Ventimiglia dovrà decidere tra l’allontanamento (ancora da capire in che forma e una probabile deportazione) e la permanenza in Italia.  All’interno del campo, infatti, oltre ai servizi di base come il cibo e i bagni, le persone riceveranno informazioni sui diritti e le possibilità per fare richiesta d’asilo in Italia.
Il tempo di permanenza ha proprio questo scopo: rendere “edotte le persone dei diritti e le procedure  per le richieste d’asilo” nel paese. Palese l’ipocrisia: chi arriva al confine con la Francia per chiedere asilo in Italia?
Di nuovo, dopo la serie di proteste dei migranti che ci sono state in questi mesi la risposta è quella umanitaria e di un pratico confino fuori dalla città.  I migranti l’hanno detto chiaramente: vogliamo non essere invisibili e vogliamo la libertà, oltrepassare il confine. Non cibo né servizi ma solidarietà e libertà.

Nella Chiesa di Sant’Antonio erano presenti venerdì più di 400 persone. Nel corso di quella giornata è stata spiegata: l’organizzazione del nuovo centro, la disponibilità per le prime 100 persone e il fatto che dopo la colazione di Sabato mattina l’accoglienza dentro la chiesa sarebbe finita. Per tutti gli altri, fuori dal numero disponibile, non è prevista una sistemazione ma la CRI si occuperà di fornire pasti in giro per la città dando dei sacchetti alimentari.
Circa 200 persone hanno reagito alla notizia, cercando di oltrepassare il confine priorità che rimane fondamentale per tutti loro,  almeno cinquanta sono state respinte e sono tornate verso la città. Chi abbiamo incontrato ribadisce lo scarso interesse verso la propria sistemazione ma la volontà di potersene andare liberamente. Dopo la distribuzione del pasto, le persone sono state allontanate. Tanta è la confusione e in molti si sono dispersi per la città o sono rimasti di fronte alla struttura.  Chi stava cercando di monitorare la situazione sabato, è stato allontanato e trattenuto in commissariato per un’ora.
Domenica sono state tante le persone che hanno provato ad attraversare e sono state respinte, tanti hanno tentato di dirigersi verso il centro per trovare un pasto e altre informazioni.  Centinaia di persone sono disperse per i dintorni della città.
Il campo, ben nascosto dagli occhi dei turisti che vogliono godere delle bellezze della Costa Azzurra, è funzionale al contenimento e al controllo delle persone senza documenti. Il piano è chiaro: abbassare il numero di persone presenti nel territorio, confinandole ai limiti della città e lasciandone altre fuori.
Le deportazioni continueranno e andranno a colpire proprio chi rimane all’esterno di questo spazio protetto che fornisce un equilibrio che è un ricatto.
Come diceva il cartello di un ragazzo all’ultima manifestazione: stanno costruendo per noi una prigione.
Dopo mesi di rastrellamenti, deportazioni e respingimenti ci siamo: uno spazio di confine funzionale al controllo.
Non servono tante raffinate elucubrazioni per capire qual’è la richiesta di chi viaggia, l’hanno ribadito di più volte: libertà.
La costruzione di questo centro non è una vittoria. L’ipocrisia grottesca di quanto accade è palese.

Alcune e alcuni solidali di Ventimiglia

E’ PROPRIO UNA PRIGIONE. Sul blocco stradale del 2 e 3 luglio di Corso Toscanini.

 

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La mattina del 2 Luglio, si presentano alle porte della chiesa di S. Antonio, che al momento ospitava circa 700 persone intenzionate ad attraversare il confine tra Italia e Francia, la leghista vicepresidente della regione Sonia Viale e Toni Iwobi, responsabile del dipartimento per la sicurezza e l’immigrazione istituito da Matteo Salvini, accompagnati da uno sparuto gruppo di sostenitori. Si tratta di una chiara provocazione: il loro intento è fomentare l’odio e la rabbia degli abitanti del quartiere delle Gianchette contro i migranti, i quali rimangono attoniti. Li guardo in faccia. Non capiscono che succede. Questo non capire viene poi presto sostituito da una certa preoccupazione per quello che potrebbe accadere. Allora quasi immediatamente si riunisce un’assemblea, settecento persone tutte sedute insieme, che alzano la mano ogni volta che qualcuno vuol parlare, chi parla si mette al centro del cerchio e tutti ascoltano, senza far domande, chi parla troppo viene sanzionato da fischi e borbottii. All’inizio dicono che devono stare attenti a non far troppo chiasso, a restare dentro gli spazi della chiesa, a mantenere pulito. Questi discorsi vengono ribaditi più di una volta. Finché qualcuno comincia a dire che se gli italiani non li vogliono, neanche loro vogliono stare in Italia. Se dei politici italiani sono venuti fin lì solo per dir loro che non sono graditi, ecco loro se ne vanno. Se ne vanno in Francia. Il tempo di mangiare, poi si scrivono gli striscioni. Lo striscione più grosso è : «Open the borders! This is the problem for the refugees», e poi altri, tra cui «They want to build a prison for us» e poi «No MIG, no Bombig, Yes People». Fatto questo, si mettono in fila indiana e partono. Sono cinquecento persone circa. La polizia italiana mette una volante davanti al corteo e blocca tutte le strade a parte la strada che va verso Ventimiglia alta. I migranti sono quasi obbligati a prendere quella strada, ma nemmeno vogliono forzare, stanno dietro alla volante, pur essendo in numero sufficiente per superarla e per superare anche i vari blocchi stradali nella città senza conseguenze. Ad un certo punto lungo la strada, la volante si blocca, di fronte al Forte dell’Annunziata. Uno degli sbirri fa il suo discorsetto morale ai migranti, dicendogli che se volevano dimostrare al mondo la loro condizione, andava bene, ma se credevano di passare il confine, li avrebbero combattuti con tutte le loro forze. Due domande cominciano a serpeggiare: «Ma qui siamo già al confine tra Italia e Francia?», «No», rispondo a chi me lo chiede, «mancheranno almeno 10 km». «Perché è la polizia italiana che ci ferma qui? Che ci lascino affrontare quella francese». Dopo il discorsetto due cellulari blindati della polizia italiana chiudono la strada. I migranti allora alzano tutti i loro cartelli e poi si siedono di fronte al blocco della polizia. Si dicono l’un l’altro: «Nessuno si deve muovere, stiamo qui finché non ci fanno passare». Sono forse le tre del pomeriggio. La Caritas verso le 5 cerca di mediare. Un portavoce viene individuato, ma nonostante questo il responsabile della Caritas continua a chiedere se qualcuno ha delle opinioni diverse rispetto a lui. Il portavoce allora risponde che ha capito il suo intento di dividerli, di frammentarli, di indebolirli. A questo tentativo di indebolimento, loro rispondono che non accetteranno cibo nè acqua dalla Caritas. Tutto il pomeriggio, la sera, la notte, i migranti non si muovono. Si dorme lì, sulla strada.

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Al mattino, dopo il risveglio, i migranti cominciano a fare una battitura di fronte al blocco della Celere. I giornali hanno scritto che da parte di un gruppo di no borders è partito un lancio di oggetti all’indirizzo degli agenti di polizia, e da questa sarebbe nata la carica. E’ una falsità: gli sbirri hanno caricato, tra gli altri ferendo anche la responsabile di Amnesty per la Costa Azzurra, sostanzialmente per liberare un passaggio carrabile.

VIDEO DELLA CARICA: https://www.facebook.com/Presidio-Permanente-No-Borders-Ventimiglia-782827925168723/videos

Dopo la carica i migranti sono ancora più decisi a non muoversi, stanno davanti alla polizia a fare una lunghissima battitura, finché stremati, dopo la carica e la battitura, cercano un filo d’ombra da qualche parte e si accartocciano su se stessi, dentro il perimetro dell’ombra, non mangiando e bevendo pochissimo da più di 24 ore, sotto un sole che cuoce i cervelli.
Nel pomeriggio il sindaco Ioculano si presenta al Forte dell’Annunziata dicendo di voler fare una mediazione. Il portavoce dice al sindaco che lui viene da un paese in guerra; che, appena arrivato in Italia ha subito violenza quando gli hanno preso le impronte digitali. Dato che non rientra nel suo progetto migratorio restare in Italia, gli hanno pure dato un decreto di espulsione. Lui, tentando anche di rispettare questo decreto, si sta dirigendo verso la Francia. Ogni volta che ci prova, la polizia lo respinge con violenza, lo bastona, lo picchia. E allora basta, dice. Lasciateci andare. Ioculano, nonostante tutti i migranti avessero chiesto che la mediazione fosse pubblica, si prende da parte il portavoce e, da quello che poi lui ci riferisce, gli dà sostanzialmente un ultimatum. Ioculano dice ai migranti che l’unico modo per passare il confine è illegalmente e che se avessero continuato a stare lì di fronte al blocco della polizia, la Celere avrebbe attivato il suo apparato repressivo. Non dà soluzioni. Dice soltanto che è già in allestimento e che tra pochi giorni sarà già pronto un campo nel Parco Roja che potrà ospitare tra le 200 e le 250 persone. Le persone non saranno identificate per 48 ore. Dopo queste, se decideranno di rimanere, dovranno accettare l’identificazione. E’ chiaro che chi vuole passare il confine non sta chiedendo un nuovo campo, per di più non un campo così inadatto ad ospitare tutti. I migranti decidono di rimanere ancora e dicono che non sono per nulla spaventati dalle minacce. Verso le 5 però comincia a girare la voce che cinque autobus e due aerei sono pronti per deportarli tutti. Sono stremati. La mancanza di cibo, la poca acqua, il sole cocente da quasi due giorni è il nemico più forte. La notizia scoraggia molti, che decidono di lasciare il blocco. Nel giro di un paio d’ore resteranno in un centinaio circa. Arriva del cibo da solidali italiani e francesi che rincuora e dà forza e che viene accettato di buon grado. Però anche gli ultimi cento rimasti si rendono conto piano piano che il numero non è più sufficiente a tenere un blocco a lungo e che probabilmente sarebbero stati sgomberati e poi deportati tutti senza eccessiva difficoltà. Allora si torna tutti, insieme, come insieme si era partiti. Un piccolo corteo passa per il centro della città, e molti ventimigliesi esprimono con il clacson la loro rabbia perché bloccati nel traffico per una decina di minuti da questo corteo spontaneo. Alcuni gridano dalle auto: «Andatevene!», mentre i cori dei migranti si sentono chiari: «Italy no! Yes France!». E quindi il paradosso della frontiera diventa palpabile. Perché basterebbe che non ci fosse, per far contenti tutti.

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2 LUGLIO – Azioni diffuse contro frontiere e deportazioni [ITA]

In Italia è in atto un meccanismo perverso che, attraverso una costante azione repressiva e di controllo da parte delle forze dell’ordine, impedisce la libertà di movimento ai/alle migranti in transito. Quotidianamente polizia, carabinieri e militari rastrellano centinaia di persone individuate in base al loro aspetto e al colore della pelle sui treni del nord ovest.
Ai/alle migranti si vuole impedire di raggiungere la zona di confine verso la Francia.
Gli/Le stranieri/e senza documenti vengono trattenuti/e nelle questure e poi deportati nei centri di”accoglienza” o detenzione del Sud Italia per l’identificazione forzata. Vengono spostati/e come meri pacchi postali, privati/e della possibilità di decidere come e dove andare.
Molti/e di loro ricevono il decreto d’espulsione che li priva della possibilità di richiedere asilo in Europa .
In tutti questi luoghi sono sottoposti a torture, violenze, intimidazioni, sono detenuti/e senza diritti, privati della dignità e della libertà.

L’invito rivolto a tutti e tutte è di monitorare e ostacolare i controlli di Polizia per testimoniare l’esistenza di questo meccanismo, che vuole invece essere tenuto nascosto, per incepparlo,
offrendo informazioni alle persone in transito, e per sabotarlo, lottando ogni giorno contro le frontiere.

Manifestiamo la nostra solidarietà ai migranti in viaggio!

Sabotiamo il meccanismo delle deportazioni!

SAVONA

Volantinaggi nei treni diretti verso Ventimiglia.

GENOVA

Presidio solidale in stazione Genova Principe per monitorare e interferire i controlli razziali sui treni diretti verso Ventimiglia.

TORINO

Nel pomeriggio un gruppetto di nemici/he delle frontiere ha inscenato un posto do blocco clown army a Porta Nuova chiedendo documenti, indumenti e impronte di girare ai viaggiatori europei lasciando loro un volantino dal titolo:
“STOP DEPORTAZIONI”.
Consci del fatto che il dispositivo delle deportazioni dei e delle migranti non si esprima solo in frontiera o nelle città “calde”, ma anche nel continuo tentativo di bloccare i migranti e tenerli lontani dai luoghi di confine. Ciò avviene con piani di allontanamento che vediamo in queste settimane funzionare a pieno regime con pullman e aerei colmi di persone da riportare alla casella di partenza, non certo perchè ciò impedisca realmente il movimento dei migranti in transito, ma piuttosto per logorare, indocilire e sfinire le persone affinché rinuncino alla speranza di riuscire ad eludere il sistema e continuare il proprio viaggio.
Anche la militarizzazione di porta nuova è un tassello del puzzle volto a intimidire le persone dirette a Ventimiglia e poi oltre confine, tutto ciò espresso in modo del tutto razzista poichè solo le persone di evidente origine non caucasica vengono fermate.

VIDEO

MILANO

Presidio informativo e solidale con i migranti in transito dentro e fuori la stazione centrale di Milano. Sabotiamo la fortezza Europa, #‎NoBorders #‎LibertaDiMovimento

BOLOGNA

Azione contro Obb e Trenitalia, complici delle identificazioni forzate e dei rastrellamenti.
Oggi, sabato 2 luglio, una ventina di nemiche e nemici delle frontiere ha ritardato la partenza del treno Obb delle 11.52 nella stazione di Bologna, sulla linea che collega Rimini a Monaco, volantinando sulla banchina e poi spostandosi sui binari con lo striscione “Obb e Trenitalia: comfort per i turisti, blocchi per i migranti, bruciamo le frontiere”.
> Il testo del volantino:
Il treno su cui stai per salire è stato inaugurato lo scorso 17 giugno dalle ferrovie austriache Obb per collegare Monaco a Rimini passando per Bologna e così facilitare l’arrivo in Romagna dei turisti austriaci e tedeschi per le vacanze estive.
Dopo le dichiarazioni austriache di non voler costruire una barriera fisica al Brennero, i due stati hanno deciso di intensificare i controlli sui treni che attraversano il confine, quello su cui stai per salire è uno di questi. Tali controlli vengono perpetuati dalla polizia italiana, austriaca e tedesca con lo scopo di identificare e bloccare le persone “non bianche” senza documenti che provano a spostarsi oltre confine. Lo Stato italiano, supportato da quello austriaco e tedesco sta instaurando un vero e proprio regime razzista. In questo modo cerca di rendere le zone di confine impermeabili a tutti coloro che sono costretti a viaggiare senza documenti perché decisi a non sottostare alle condizioni dettate dal Regolamento di Dublino (richiedere asilo nel primo paese europeo d’arrivo) che avviano lunghi tempi d’attesa e procedure burocratiche inconcludenti. Volantiniamo su questo binario per rendere evidente e pubblica la contraddizione in atto: se un da un lato i turisti possono rientrare liberamente alle loro case, i migranti in transito vengono bloccati, respinti, identificati e deportati. Da Choucha a Calais, da Idomeni a Ventimiglia passando per Melilla , Lampedusa e il Brennero, abbattiamo le frontiere esupportiamo la libertà di movimento!
Alcun* nemiche e nemici delle frontiere

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DAL CENTRO DI DETENZIONE DI NIZZA [ITA] [FR]

L’estate scorsa, mentre migranti e solidali resistevano sugli scogli alla frontiera di Ventimiglia, a Vievola, all’estremità nord della valle Roya, un presidio di abitanti lottava contro il raddoppio del tunnel del col di Tenda ed il conseguente traffico di mezzi pesanti. I nostri rispettivi percorsi parevono distanti, ma già si intravedeva un nesso comune. Ci siamo incontrati sulle rive del mare cosi’ come sulle montagne e abbiamo sentito che confrontarci era importante e necessario. Poi a settembre il presidio di Vievola e quello dei Balzi Rossi sono stati sgomberati. Per i solidali le valli sopra Ventimiglia sono state un rifugio naturale. E’ da li’ che la lotta contro la frontiera è ripartita, e sono queste valli che hanno accolto i tanti fogli di via emessi dalla questura di Imperia. In val Roya é proseguita la costruzione del tunnel di Tenda e a questo triste scenario si sono aggiunti i migranti, che quotidianamente, con coraggio e determinazione, attraversano questo territorio  in direzione di Parigi, Calais, l’Inghilterra…

Abbiamo quindi sentito il bisogno di rincontrarci, in più occasioni, e ne é nata una nuova storia.

La manifestazione di sabato 18 giugno é stata quindi contraddistinta dall’incontro tra le lotte contro la devastazione del territorio e quelle contro frontiere e deportazioni. Le forze dell’ordine italiane ci hanno impedito di proseguire verso Ventimiglia e Menton, dove la biciclettata-corteo sarebbe dovuta terminare. Si doveva impedire che i manifestanti incontrassero i migranti bloccati e deportati al confine italo-francese. Ne é seguita un’assemblea spontanea che ha deciso di continuare la mobilitazione occupando l’edificio della vecchia dogana francese, situato a poca distanza dal valico frontaliero di Fanghetto. Italiani/e e francesi insieme abbiamo oltrepassato le frontiere territoriali, linguistiche e culturali che ancora ci dividevano e insieme abbiamo trasformato un luogo di controllo e separazione tra i popoli in uno spazio liberato. Uno squarcio di luce nelle tenebre del presente in cui abbiamo dato vita e forza alle lotte a venire.

L’esperienza é durata fino a giovedi’ mattina quando reparti della gendarmerie hanno effettuato lo sgombero. Ai cinque italiani presenti è stato notificato un decreto di espulsione per un anno dal territorio francese. Noi quattro invece di essere riaccompagnati alla frontiera, come avvenuto nel caso di Giulia (non trattenuta perché al CRA di Nizza non esiste una sezione femminile), abbiamo subito un trasferimento al centro di detenzione amministrativa di Nizza (l’equivalente dei CIE italiani).

Tra di noi l’umore é alto, soprattutto dopo il partecipato presidio che si é tenuto venerdi’ sotto le mura del centro. Rifiutiamo fermamente le etichette che  stampa e prefettura vorrebbero cucirci addosso, perché sappiamo bene come questi organi tendano sempre a limitare, dividere e reprimere.

L’intreccio di percorsi in questo territorio di frontiera sta disegnando nuove geografie e siamo fieri di essere parte di questa comunità in lotta. Ringraziamo ogni persona che, in Italia come in Francia, ha manifestato solidarietà con noi e ogni migrante deportato/a e detenuto/a in Europa.

Per un mondo senza galere e autorità
ni frontières, ni camions, autogestion!

Andrea, Rafael, Vincenzo, Arturo

PS ogni sera a partire dalle 18 presidio e assemblea sotto le mura del centro (centre de retention, 28 rue de Roquebilliere, Nice)

[FR]

DU CENTRE DE DÉTENTION DE NICE L’été dernier, pendant que les migrants et leurs soutiens résistaient sur les rochers de la frontière franco- italienne, à Vievola, à l’extrémité nord de la vallée de la Roya, un rassemblement d’habitants luttait contre le doublement du tunnel du col de Tende et le trafic de camions qui en résulte. Nos parcours respectifs semblaient lointains, mais déjà se dessinait un lien commun. Nous nous sommes rencontrés sur la côte comme dans la montagne et nous avons senti qu’ échanger était important et nécessaire. Puis au mois de septembre le rassemblement de Vievola comme celui des Balzi Rossi a été expulsé. Pour les solidaires, les vallées au dessus de Vintimille sont devenues des refuges naturels. De là, la lutte contre la frontière est repartie, et ce sont ces vallées qui ont reçu les si nombreuses interdictions de séjour venant de la préfecture de police d’Imperia. Dans la vallée de la Roya, la construction du tunnel de Tende s’est poursuivie, et à ce triste scénario se sont ajoutés les migrants, qui quotidiennement, avec courage et détermination, traversent ce territoire en direction de Paris, Calais, l’Angleterre …
Nous avons donc senti le besoin de nous rencontrer plus régulièrement, et de cette situation est née une nouvelle histoire.
La manifestation du samedi 18juin a donc été caractérisée par la rencontre entre les luttes contre la destruction du territoire et celles contre les frontières et déportations. Les forces de l’ordre italiennes nous ont interdit de continuer vers Vintimille et Menton, où le cortège de vélos aurait dû arriver. Elles devaient empêcher les manifestants de rencontrer les migrants bloqués et déportés à la frontière franco italienne. Il s’en est suivi une assemblée spontanée qui a décidé de continuer la mobilisation en occupant le bâtiment de l’ancienne douane française, proche du vallon frontalier de Fanghetto. Italien/nes et français(es) ensemble, nous avons dépassé les frontières territoriales, linguistiques et culturelles qui encore nous divisaient et avons transformé un lieu de contrôle et de séparation entre les peuples en un espace libéré. Une éclaircie dans les ténèbres du présent dans laquelle nous avons donné vie et force aux luttes à venir.
L’expérience a duré jusqu’à jeudi matin quand les forces de la gendarmerie ont donné l’assaut. Il a été notifié aux cinq italiens présents un décret d’expulsion d’un an du territoire français. Au lieu d’être raccompagnés à la frontière, comme il est advenu pour Giulia (non retenue parce qu’il n’existe pas de quartier pour femmes au CRA de Nice), nous avons subi un transfert au centre de détention administratif de Nice.
Entre nous, le moral est bon, surtout après le rassemblement participatif qui s’est tenu vendredi sous les murs du centre. Nous refusons fermement les étiquettes que voudraient nous coller la presse et la préfecture, parce que nous savons bien comment ces organes tendent à limiter, diviser et réprimer.
Le croisement des parcours dans ce territoire de frontière dessine de nouvelles géographies et nous sommes fiers de faire partie de cette communauté en lutte. Nous remercions chaque personne qui, en Italie comme en France, a manifesté de la solidarité avec nous et avec chaque migrant(e) déporté(e) ou détenu(e) en Europe.
Pour un monde sans prisons ni autorités ni frontières, ni camions, autogestion !

Andrea, Rafael, Vincenzo, Arturo

PS ogni sera a partire dalle 18 presidio e assemblea sotto le mura del centro (centre de retention, 28 rue de Roquebilliere, Nice)

Saluto al CRA di Nizza ore 18.30 / Invito alla solidarietà [ITA – FR]

[ITA]

Sabato 18 giugno, dopo che la CRITICAL MASS/VELORUTION è stata bloccata per ore sul confine dalla polizia italiana, i manifestanti hanno liberato l’ex dogana francese della Val Roya con l’intento di farne uno spazio di incontro per le lotte. L’edificio, situato precisamente a cento metri dal confine italo-francese sulla strada statale Cuneo-Col di Tenda-Ventimiglia, ha un alto valore simbolico: esso incarnava la violenza del nazionalismo e la segregazione tra i popoli. Abbiamo voluto invertirne il segno.

L’occupazione nasce dalla proficua convergenza della lotta contro la devastazione del territorio e della qualità di vita che il raddoppio del Tunnel di Tenda inevitabilmente comporterà, e la lotta contro la frontiera, che da un anno a questa parte si oppone ai respingimenti, ai rastrellamenti, alle deportazioni, al razzismo. Abbiamo deciso di iniziare a camminare insieme, contro il loro mondo.

Ieri mattina la dogana liberata è stata sgomberata da quattro camionette dei reparti antisommossa della gendarmerie. Otto compagni erano nell’edificio. Tre compagni francesi sono stati identificati e rilasciati, mentre cinque compagn* italian* sono stati portati alla stazione della PAF (Police aux frontieres) a Menton. Dopo essere stati trattenuti dieci ore, interrogati e perquisiti, quattro di loro sono stati portati al CRA (centro di detenzione amministrativa) di Nizza, mentre una compagna è stata espulsa direttamente in Italia. Tutti* hanno ricevuto un decreto di interdizione per un anno dalla Francia.

La volontà delle autorità è chiara: impedire l’incontro e il contagio delle lotte. Divide et impera. Uno spazio di organizzazione transnazionale per agire congiuntamente contro la devastazione dell’ambiente, la mercificazione delle vite e la privazione della libertà di movimento non poteva non fare paura. La dogana liberata era un luogo pericoloso proprio perché costituiva il tentativo di opporre alla logica della divisione, dei confini e del controllo quella dell’autorganizzazione e autogestione, della convergenza di lotte differenti. Una zone a dèfendre per intessere relazioni sociali che il potere vorrebbe disgregate e frammentate, una ZAD per cospirare insieme, un passo oltre per abbattere quei confini disegnati dal potere e abitare nuovi spazi di libertà.

La criminalizzazione costante e il controllo dei/delle migranti non riguarda solo chi è senza un documento ma chiunque lotta ogni giorno con determinazione contro le frontiere e il sistema che le sostiene. La lotta per la libertà riguarda oggi più che mai tutte e tutti.

I provvedimenti presi contro i compagni italiani segnalano anche il chiaro tentativo di dividere una comunità in lotta. La Val Susa insegna che il gioco del potere è quello di distinguere tra buoni e cattivi, reprimere, come segnalano le ultime misure prese nei confronti di 23 persone, chi con costanza e determinazione continua ad organizzarsi.

Come in Valle, non ci faremo fermare, dividere. Continueremo a lottare insieme.

Oggi alle 18.30 saremo sotto il CRA di Nizza per salutare i nostri compagni. Invitiamo tutti i solidali nei territori ad esprimere vicinanza e complicità con i detenuti a Nizza e tutte le persone senza documenti respinte, confinate e deportate.

Libertà di movimento per tutte/i!

Si parte e si torna insieme!

Solidali e Complici con chi lotta per libertà

[FR]

Samedi 18 juin, après que la CRITICAL MASS/VELORUTION aie été bloquée pendant des heures sur la frontière par la police italienne, les manifestants ont libéré l’ex-douane française de la vallée de la Roya avec l’intention d’en faire un espace de rencontre des luttes. L’édifice précisément situé à 100 m de la frontière franco-italienne sur la nationale Cuneo col de Tende Vintimille, a une haute valeur symbolique : elle incarnait la violence du nationalisme et la ségrégation entre les
peuples. Nous avons voulu en inverser le signe.
L’occupation provient de la convergence réussie de la lutte contre la dévastation du territoire et de la qualité de vie que le doublement du tunnel du col de Tende amènera inévitablement, et la lutte contre la frontière, qui s’oppose depuis un an aux
rejets, rafles et déportations, au racisme. Nous avions décidé de marcher ensemble, contre leur monde.
Hier matin, la douane libérée a été expulsée par quatre camions des forces anti-émeute de la gendarmerie. Huit camarades étaient dans le bâtiment. Trois camarades français ont été identifiés et relâchés, pendant que cinq camarades ont
été emmenés au commissariat de la PAF (Police aux frontières) à Menton. Après avoir été retenus pendant dix heures, interrogés et fouillés, quatre d’entre eux ont été amenés au CRA (Centre de rétention administrative) de Nice, pendant qu’une camarade a été expulsée directement en Italie. Tous ont reçu un décret d’interdiction d’un an en France.
La volonté des autorités est claire : empêcher la rencontre et la contagion des luttes.
Diviser pour mieux régner. Un espace d’organisation transnational pour agir conjointement contre la destruction de l’environnement, la marchandisation des vies ét la privation de la liberté de mouvement ne pouvait que faire peur. La douane
libérée était un lieu dangereux parce qu’il constituait la tentative d’opposer à la logique de la division, des frontières et du contrôle, à celle de l’auto-organisation et de l’autogestion, de la convergence des luttes. Un zone à défendre pour tisser des relation sociales que le pouvoir voudrait désagréger et fragmenter, une ZAD pour conspirer ensemble, un nouveau pas pour abattre ces frontières dessinées par le pouvoir et habiter de nouveaux espaces de liberté.
La criminalisation constante et le contrôle des migrant(e)s ne regarde pas seulement ceux qui sont sans papiers mais aussi tous ceux qui luttent chaque jour avec détermination contre les frontières et le système qui les maintient. La lutte pour la liberté regarde aujourd’hui plus que jamais toutes et tous.
Les mesures prises contre les camarades italiens signalent aussi la tentative claire de diviser un communauté en lutte. Le Val de Suse enseigne que le jeu du pouvoir est de séparer les bons et les méchants, réprimer, comme le montrent les dernières mesures prises contre 23 personnes, qui continuent à s’organiser avec persévérance
et détermination. Comme dans la vallée, nous ne nous ferons pas arrêter, diviser. Nous continuerons à lutter ensemble.
Auourd’hui à 18h30, nous serons sous les fenêtres du CRA de Nice pour saluer nos camarades. Nous invitons tous les solidaires à exprimer proximité et complicité avec les détenus de Nice et les personnes sans papiers, rejetées, emprisonnées et déportées.
Libeté de mouvement pour toutes et tous !
On part et revient ensemble !
Solidaires et complices avec ceux qui luttent pour la liberté

Aggiornamenti da Ventimiglia e Val Roya [ITA/FR]

Dopo la velorution di sabato 18 giugno,che è stata bloccata sul confine dalla polizia italiana, i manifestanti riuniti in assemblea hanno deciso di riqualificare un luogo simbolo dell oppressione e del controllo sulle persone. L’ex dogana francese in Val Roya è diventata un luogo di incontro e organizzazione per far convergere due lotte: quella contro la costruzione del tunnel del tenda bis che permetterà a più merci di passare devastando l’ecosistema e la vita della valle; e la lotta contro le frontiere,la deportazione delle persone senza documenti.
Oggi questo spazio è stato sgomberato. Cinque compagni/e italiani/e sono stati portati alla stazione della PAF (Police aux frontieres) a Menton. Trattenuti dieci ore,interrogati e perquisiti. Quattro compagni sono stati portati al CRA (centro di detenzione amministrativa) di Nizza mentre una compagna è stata espulsa direttamente in Italia. Tutti* hanno ricevuto un decreto di espulsione per un anno dalla Francia. Costruiamo solidarietà per i trattenuti e liberta per tutte e tutti!
————————–
Après la vélorution de samedi 18 juin, qui a été bloquée à la frontière franco-italienne par la police italienne, les manifestants réunis en assemblée ont décidé d’occuper un lieu symbolique de l’oppression et du contrôle sur les personnes. L’ex douane française à la frontière de Breil-sur-Roya a été transformée en un lieu de rencontre et d’organisation pour faire converger deux luttes : celle contre le doublement du tunnel du col de Tende qui permettra à plus de camions de passer, détruisant l’écosystème et la vie dans la Roya et la lutte contre les frontières et la déportation des personnes sans papiers.
Aujourd’hui ce lieu a été expulsé. Cinq camarades ont été emmenés à la PAF (Police aux frontières) de Menton. Retenus dix heures d’affilé, interrogés et fouillés. Quatre compagnons ont été amenés au CRA (Centre de réclusion administrative) de Nice et une camarade directement expulsée vers l’Italie. Tous ont reçu un décret d’expulsion pour un an de France. Construisons de la solidarité pour les retenus en garde à vue et liberté pour toutes et tous !

Comunicato Apertura Ex dogana Francese

Riceviamo e pubblichiamo comunicato di apertura ex dogana francese.

[FR]
Dans la vallée de la Roya un nouveau tunnel est en construction pour permettre à toujours plus de camions de marchandise de passer entre l’Italie et la France. Cette nouvelle infrastructure inutile (doublement du tunnel de Tende), est destinée à ruiner l’environnement et la qualité de vie pour tour.
Dans le même temps ils réduisent de 8 à 2 le nombre de trains pour voyageurs qui relient Cuneo à Nice. Cette casse du service public ne concerne pas les seuls trajets en train: écoles, hôpitaux et services postaux font aussi le frais des mesures d’austérité qui nous sont imposées.

La frontière entre l’Italie et la France se trouve par ailleurs fermée pour les personnes. Depuis plus d’un an, à la gare de Menton Garavan, la police française effectue des contrôles racistes à bord des trains avant d’enfermer et de refouler en Italie les personnes sans papiers. A Vintimille, des centaines de personnes sont raflées dans les rues, arrêtées à la frontière et déportées quotidiennement. Au cours de ces dix derniers jours, ce sont un millier de personnes qui ont été ainsi déportés vers des centres de rétention et “d’accueil” entre le centre et sud de l’Italie.

Des infrastructures se développent pour augmenter les profits de quelques uns au détriment de notre environnement naturel, et les services pour les personnes sont attaqués tandis que d’autres êtres humains sont rejetés sans distinction.

Ce samedi 18 juin un cortège de vélo s’est mobilisé pour dénoncer la situation en cours sur ce territoire. L’objectif était de relier Breil à Menton en passant par Vintimille et aller à la rencontre des migrants qui se sont réfugié dans une église. La “vélorution” à été bloquée à la frontière Italienne et pendant de longues heures les gens sont restés unis face à une situation insupportable et déterminés devant l’urgence d’une lutte à mener ensemble.

Un lieu de ségrégation et de contrôle des populations s’est transformé en un lieu ouvert de rencontres pour discuter et s’organiser ensemble, pour luter contre ce système qui génère l’exploitation des personnes, avec ou sans papiers, et s’attaque sans orgueil à la Nature.

Cette mobilisation se lie au mouvement social qui depuis des mois traverse la société.

Le 21 juin nous habitons ensemble cet espace, nous nous y rencontrons pour discuter sur comment agir et comment le mettre en commun à toutes et à tous. A l’occasion de la fête de la musique, nous remplirons la Vallée de notre musique.

Le 21 juin au soir, donc, assemblée et musique…

Solidaires contre la dévastation de la nature et de notre environnement et pour la résistance au racisme des frontières

[ITA]

Nella Val Roya vogliono costruire un nuovo tunnel per permettere a più merci di passare facilmente tra Italia e Francia. Il raddoppio del tunnel del Tenda rovinerà l’ambiente e la qualità della vita delle persone che ci abitano.

Nel frattempo hanno ridotto il numero di treni della linea Cuneo – Ventimiglia – Nizza: da otto a due. A essere ridotte non sono solo le corse del treno ma anche molti altri servizi di utilità pubblica nella Valle: ospedali, scuole e poste.

La frontiera tra Italia e Francia è chiusa per le persone. Da più di un anno a Menton Garavan avvengono controlli razzisti sui treni. Centinaia di persone sono bloccate a Ventimiglia, rastrellate per le strade, respinte al confine e deportate quotidianamente. In dieci giorni quasi mille persone sono state deportate verso il sud Italia.

In questo territorio, si costruiscono infrastrutture per aumentare i profitti di alcuni, si riducono i servizi per le persone e se ne respingono altre.

Sabato 18 giugno c’è stata una manifestazione per prendere parola contro quanto sta avvenendo. L’obiettivo era quello di raggiungere Menton da Breil , incontrando i migranti a Ventimiglia. La manifestazione è stata bloccata sul confine e per molte ore le persone sono rimaste unite di fronte ad una situazione insostenibile e determinate per continuare a lottare insieme.

Un luogo di segregazione e controllo dei popoli si è trasformato in un luogo di incontro aperto, per discutere e organizzarsi insieme, per lottare contro il sistema che genera lo sfruttamento delle persone con o senza documenti e la devastazione dell’ambiente.
L’ex dogana francese è ora aperta.

Questa mobilitazione si lega al clima di agitazione sociale che da mesi attraversa la società.

Il 21 giugno abitiamo insieme questo spazio, incontriamoci per discutere su come agire e come renderlo di tutte/i. In occasione della festa della musica, riempiamo la Val Roya della nostra musica.

21 giugno dalle 17 in poi per musica e riunione.

Solidali contro la devastazione dell’ambiente e per la resistenza contro il razzismo dei confini

IL TEMPO DELLE DEPORTAZIONI – Le temps des déportations [ITA -FR]

[ITA]

La volontà del ministero dell’interno di svuotare la città di Ventimiglia dai/dalle migranti non poteva che essere fallimentare, ma in queste settimane stiamo vedendo cosa può provocare un piano di questo tipo: una spirale di repressione, violenza e razzismo.

A Ventimiglia ora ci sono più di 400 persone bloccate dal regime di confine. I controlli da parte della polizia francese continuano a battere tutta la costa azzurra in cerca di persone in viaggio, per poi respingerli a Ventimiglia; dall’altra parte la polizia italiana sta attuando da settimane una costante repressione sui/sulle migranti presenti in città e portando avanti sistematici rastrellamenti nelle stazioni precedenti, come quelle di Torino, Milano, Genova e Savona.

Fermi, perquisizioni, fogli d’espulsione e deportazioni diventano la prassi quotidiana che sta colpendo le persone senza documenti fuori dagli spazi della chiesa o della Caritas.

La caccia all’uomo: di giorno i neri, di notte i bianchi

Lunedì 30 maggio tutte le forze dello stato dalle prime ore del mattino hanno invaso e militarizzato la città. Il lungo mare, i marciapiedi e le strade di Ventimiglia sono stati controllati e rastrellati, una vera e propria caccia all’uomo di persone senza documenti; persino i canneti lungo il fiume sono stati perlustrati da forestali e alpini. Nel corso di tutta la giornata, per mezzo di controlli razziali, sono state fermate e deportate un centinaio di persone (report). Quanto è avvenuto quel giorno è diventato ordinario a Ventimiglia.

La sera di lunedì con un pretesto la polizia è entrata dentro la chiesa dove un centinaio di migranti avevano trovato rifugio e ha preso tutte i/le solidali europei/e presenti: 6 denunce a piede libero e 9 fogli di via da Ventimiglia e altri cinque comuni della provincia di Imperia.

Martedì 31 Maggio, i migranti ospitati nella chiesa hanno deciso di non nascondersi più: hanno marciato sulle strade lasciate vuote, verso la frontiera. La polizia li ha bloccati e dopo ore di presidio, i migranti hanno accettato la mediazione della Caritas. Altri/e solidali, che cercavano di raggiungere la marcia, sono stati/e fermati/e: altri due fogli di via, per un totale di 11 interdizioni in 24 ore.

La repressione che ha colpito migranti e solidali dà una chiara indicazione su ciò che spaventa chi ci governa. La questura intende colpire la volontà di organizzazione dei migranti e chi la sostiene non considerandoli meri soggetti passivi.
La solidarietà attiva viene criminalizzata anche a Idomeni o Udine, e le rivendicazioni o
A far paura è che le persone senza documenti smettano di sentirsi isolate e vulnerabili e si organizzino per reagire alla persecuzione de facto che li colpisce.

Protezione e normalizzazione: la gestione dei migranti tra Caritas e Croce Rossa

La chiesa offre un altro “rifugio”, nel quale in pochi giorni si sono ammassate centinaia di persone e, anche se a Ventimiglia ormai è in atto un regime razziale, l’attenzione è tutta sul supporto materiale e caritatevole. Quando centinaia di persone in viaggio si riuniscono in assemblea alla chiesa per opporsi all’ennesima violenza collettiva, arrivano le minacce: il sindaco di Ventimiglia e il capo della polizia chiariscono che chi manifesta o si muove in grandi gruppi alla frontiera rischia la deportazione.

La Caritas è diventata l’unico gestore accettabile per le istituzioni. Intanto si semina il panico: sui giornali tre casi di varicella e una presunta scabbia sono diventati il pretesto per creare l’allarme. La Asl provvede immediatamente con un rapporto igenico-sanitario, il quale legittima la prefettura ad intervenire nella chiesa, nel momento in cui lo riterrà opportuno.

Il dibattito pubblico si concentra solo su la possibilità o meno di creare un luogo istituzionale dove ospitare le persone in transito; tra l’intransigenza isterica di Toti e Alfano, le paure dei residenti e la solidarietà di alcuni cittadini. I migranti tornano ad essere un soggetto da gestire, non lasciando spazio ed agilità alla loro autorganizzazione.

L’ipotesi è quella di un centro di accoglienza gestito da Croce Rossa, Caritas e Arci Nazionale. Dove i “transitanti” registrati possono sostare 48h, nelle quali verranno resi edotti dei diritti e le tutele a cui possono accedere se richiedono asilo in Italia. Per poi essere “liberi” di scegliere se farsi identificare o meno. E se rifiutano di farsi identificare?

La terribile routine della deportazione e il regime di frontiera ovunque, all’indomani del Migration Compact

Il piano Alfano si muove con una duplice strategia, da una parte il tentativo di fermare le persone prima di Ventimiglia, come richiesto dal sindaco Ioculano, dall’altra trasferire forzatamente i migranti in altre zone d’Italia. Dal 6 di giugno ogni giorno tra le 50 e le 100 persone, fermate e controllate perché nere, prelevate dalle strade, fatte scendere dai treni, perquisite ed umiliate vengono deportate dalla città di Ventimiglia su bus di Riviera Trasporti S.p.a e aerei della Mistral Air dagli aeroporti di Genova, Milano o Firenze. Il piano è chiaramente quello di ridurre il numero di persone, identificarne ed espellerne il più possibile allargando le file dei dublinati che attraversano l’Europa.

La contraddizione è grottesca: le strutture di accoglienza in tutto il paese esplodono, dai centri detentivi e di smistamento per migranti in tutta Italia (Hub, Cara, Hot Spot) vengono rilasciati sul territorio nazionale decine di persone giornalmente, molte con il foglio d’espulsione, mentre la loro presenza viene bandita dalle zone di confine. La frontiera si estende ovunque e la libertà di movimento di tutte e tutti viene ostacolata nelle strade e nelle stazioni di ogni città, ben prima di Ventimiglia e del Brennero.

Nonostante tutto il movimento di donne e uomini verso la frontiera italo-francese non si arresta, ma le persone in viaggio si inseriscono in una giostra disumana, tra confini, centri di detenzione e identificazioni forzate. Mentre gli aerei decollano senza fare troppo scandalo, mentre diventa normale il trasferimento forzato di esseri umani (perché tanto ritornano a Ventimiglia), i potenti europei deportano i siriani in Siria attraverso la Turchia; gli eritrei in Eritrea grazie al regime sudanese e i sudanesi in Sudan tramite l’Arabia Saudita e la Giordania.

L’Unione Europea e il governo italiano stanno prendendo accordi ed elargiscono soldi ad Erdogan, come alle dittature africane, per esternalizzare i confini della fortezza europa. É in via di definizione il controllo dei flussi di persone tramite il Migration Compact e la gestione dei migranti si stringe con l’anti-terrorismo.

Eludere i controlli, inceppare la macchina

Il controllo delle persone in viaggio attraverso la detenzione, l’identificazione forzata e lo smistamento coatto di questi da un luogo all’altro è parte di un meccanismo che mira a restringere le libertà di tutte e tutti.
La svolta securitaria e fascista dei governi europei, legata al pretesto del terrorismo, si attua con la militarizzazione pervasiva dei territori, con la repressione delle forme di solidarietà attiva e delle proteste dei migranti. Ciò rende palese l’urgenza di rilanciare la lotta per la libertà di tutte/i quante/i con o senza documenti.

Dobbiamo reagire: mettere granelli di sabbia nella macchina del controllo e della guerra diffusa per incepparla; organizzarci e dare vita a geografie alternative al di fuori delle regole dello sfruttamento economico, del razzismo e della paura.

Complici e responsabili dell’attuazione del piano Alfano è anche chi ha messo a disposizione i mezzi:

la Riviera Trasporti S.p.a., che si è prestata al trasferimento forzato dei migranti, sia verso l’aeroporto di Genova sia verso altre destinazioni;
il Gruppo Poste Italiane, i cui charter utilizzati per i pacchi e le corrispondenze postali, sono gli stessi che hanno concretamente deportato gli esseri umani;
le Ferrovie dello Stato, che mettono a disposizione personale e spazi per i fermi e le perquisizioni.

alcune/i solidali di Ventimiglia e dintorni
al fianco di chi viaggia, contro ogni frontiera

[FR]

La volonté du ministre de l’intérieur [italien] de vider la ville de Vintimille des migrant-e-s ne pouvait qu’être un échec, mais nous avons pu constater ces dernières semaines ce que peut provoquer un plan de ce type : une spirale de répression, de violence et de racisme.

Il y a à présent plus de 400 personnes bloquées à Ventimiglia par le régime des frontières. Les contrôles de la part de la police française continuent à battre toute la côte d’azur à la recherche de personnes en voyage pour pouvoir par la suite les repousser vers Vintimille. De l’autre côté, la police italienne met en oeuvre une répression constante depuis une semaine contre les migrant-e-s présent-e-s en ville, et en opérant des rafles systématiques dans les gares précédentes, comme celles de Turin, Milan, Gênes et Savone.

Arrestations, fouilles, décrets d’expulsions et déportations deviennent la praxis quotidienne qui frappe les personnes sans papiers hors des espaces de l’église ou de Caritas.

La chasse à l’homme : les Noirs le jour, les Blancs la nuit

Lundi 30 mai, toutes les forces de l’état ont envahi et militarisé la ville. Le bord de mer, les trottoires et les rues de Vintimille ont été contrôlées et quadrillées, une véritable chasse à l’homme de personnes sans papiers. Même les petits canaux le long de la rivière ont été arpentés par des gardes forestiers et des chasseurs alpins. Au cours de la journées, au moyens de contrôle raciaux, une centaine de personnes ont été arrêtées et déportées (suivi de la journée du 30 ici, en italien). Ce qu’il s’est passé ce jour-là est devenu ordinaire à Vintimille.

Dans la soirée de lundi, la police est entrée par prétexte dans l’église où une centaine de migrants avaient trouvé refuge et a arrêté tou-te-s les européen-ne-s solidaires présent-e-s : 6 ordres de comparution et 9 interdictions de territoire de Vintimille, dont cinq de la province entière d’Imperia.

Mardi 31 mai, les migrants hébérgés dans l’église ont décidé d’arrêter de se cacher : ils ont marché dans les rues désormais vides, vers la frontière. La police les a bloqués et après des heures de présence, les migrants ont accepté la médiation de Caritas. D’autres soutiens, qui cherchaient à rejoindre la marche, ont été arrêté-e-s : deux autres interdictions de territoire, pour un total de 11 interdictions en 24 heures.

La répression qui a frappé migrants et soutiens donne une indication claire de ce qui effraie ceux qui nous gouvernent. La préfecture de police entend bien frapper la volonté d’organisation des migrants avec ceux qui la soutienne sans les considérer comme de simples sujets passifs.
La solidarité active est également criminalisée à Idomeni ou Udine, et les revendications […texte manquant].
Ce qui fait peur, c’est que les personnes sans papiers cessent de se sentir isolées et vulnérables et qu’elles s’organisent pour réagir à la persécution qu’elles subissent de facto.

Protection et normalisation : la gestion des migrants entre Caritas et la Croix-Rouge.

L’église offre un autre “refuge”, dans lequel des centaines de personnes se sont amassées en quelques jours et, bien qu’un régime racial soit désormais en cours à Ventimiglia, l’attention est entièrement portée sur le soutien matériel et charitable. Lorsque des centaines de personnes en voyage se réunissent en assemblée à l’église pour s’opposer à l’énième violence collective, les menaces arrivent : le maire de Ventimiglia et le chef de la police rendent clair le fait que ceux qui manifestent ou se bougent en gros groupes vers la frontières risquent la déportation.

Caritas est devenue la seule gestionnaire acceptable pour les institutions. Entretemps, on sème la panique : sur les journaux, trois cas de varicelle et une supposée gale sont devenus un prétexte pour tirer le signal d’alarme. L’ASL intervient immédiatement avec un rapport hygiénique -sanitaire, lequel légitime l’intervention de la préfecture dans l’église au moment où elle le jugera opportun.

Le débat public se concentre uniquement sur la possibilité – ou non – de créer un lieu institutionnel où héberger les personnes en transit ; entre l’intransigeance hystérique de Toti et Alfano [1], les peurs des résidents et la solidarité de quelques habitants. Les migrants deviennent de nouveau un sujet à gérer, en ne laissant aucun espace ou agilité pour leur organisation.

L’hypothèse est celle d’un centre d’accueil géré par la Croix-Rouge, Caritas et Arci National. Où les “transitants” enregistrés pourraient rester 48h, dans lesquels ils se verront dépourvus des droits et des tutelles auxquels ils pourraient accéder en demandant l’asile en Italie. Pour ensuite être “libres” de choisir de se faite identifier ou non. Et s’ils refusent leur identification ?

La terrible routine de la déportation et le régime de frontière partout, au lendemain du Migration Compact

Le plan Alfano avance avec une double stratégie. D’une part la tentative d’arrêter les personnes avant qu’elles n’arrivent à Ventimiglia, comme le demande le maire, et de l’autre transférer par la force les migrants dans d’autres zones d’Italie. Depuis le 6 juin, chaque jour, entre 50 et 100 personnes arrêtées et contrôlées parce qu’elles sont Noires, prélevées dans les rues, faites descendre des trains, fouillées et humiliées, sont déportées depuis la ville de Ventimiglia dans des bus de l’entreprise Riviera Trasporti S.p.a. et des avions de Mistral Air depuis les aéroports de Gênes, Milan et Florence. Le plan est clairement de réduire le nombre de gens, d’en identifier et d’en expulser le plus possible en rallongeant les files des “dublinés” [2] qui traversent l’Europe.

La contradiction est grotesque : les structures d’accueil explosent dans tout le pays, des dizaines de personnes sont relâchées chaque jour des centres de détention et de répartition des migrants de toute l’Italie (Hub, Cara, Hotspots) sur le territoire national, dont beaucoup avec des avis d’expulsion, tandis que leur présence est bannie dans les zones frontalières. La frontière s’étend partout et la liberté de mouvement de toutes et tous est entravée dans les rues et dans les gares de chaque ville, bien avant Vintimille ou le Brennero [3].

Malgré tout, le mouvement de femmes et d’hommes vers la frontière franco-italienne ne cesse pas, mais les personnes en voyage se retrouvent pris dans un manège inhumain entre frontières, centres de détentions et identifications forcées. Tandis que les avions décollent sans trop de scandale, alors qu’il devient normal de transférer des êtres humains par la force (parce que de toute façon, ils reviendront à Vintimille), les puissants européens déportent les Syriens en Syrie à travers la Turquie, les Erythréens en Erythrée grâce au régime soudanais et les Soudanais au Soudan via l’Arabie Saoudite et la Jordanie.

L’Union Européenne et le gouvernement italien établissent des accords et abreuvent Erdogan d’argent, tout comme elle le fait pour les dictatures africaines, pour externaliser les frontières de la forteresse europe. Le contrôle des fluxs de personne à travers le Migration Compact est en voie de définition, et la gestion des migrants se ressert par l’antiterrorisme.

Eviter les contrôles, mettre un grain de sable dans l’engrenage

Le contrôle des personnes en voyage à travers la détention, l’identification forcée et le tri imposé de ceux-ci d’un lieu à l’autre sont des parties d’un mécanisme qui vise à restreindre les libertés de toutes et tous.

Le virage sécuritaire et fasciste des gouvernements européens, lié au pretexte du terrorisme, est en acte par la militarisation pervasive des territoires, par la répression des formes de solidarité active et des protestations des migrants. Cela rend palpable l’urgence de relancer la lutte pour la liberté de chacun et chacune, avec ou sans papiers.

Nous devons réagir : mettre des grains de sables dans la machine du contrôle et de la guerre diffuse pour l’enrayer ; nous organiser et donner vie à une géographie alternative en-dehors des règles de l’exploitation économique, du racisme et de la peur.

Ceux qui mettent leurs engins à disposition sont aussi des complices et responsables du plan Alfano :
- Riviera Trasporti S.p.a., qui s’est vouée au transfert forcé des migrants, que ce soit vers l’aéroport de Gênes ou vers d’autres destinations ;
- Le groupe Postes Italiennes, dont les charters pour les colis et les correspondances postales sont les mêmes qui ont concrètement servi à déporter les êtres humains ;
- l’agence des Chemins de fer de l’Etat [Ferrovie dello Stato], qui met à disposition personnel et espaces pour les arrestations et les fouilles.

Quelques personnes solidaires de Ventimiglia et des alentours
Aux côtés de celles et ceux qui voyagent, contre toutes les frontières

Notes

[1Respectivement Président de la région Ligurie et ministre de l’Intérieur en Italie

[2Néologisme venant de l’accord de Dublin, qui prévoit qu’une personne arrivée en Europe doit demander l’asile dans le premier pays dans lequel elle est arrivée, sans possibilité de choisir là où elle veut aller. Ce qui est absurde, la plupart des familles étant disséminées un peu partout et les désirs des gens étant tout autres. Dans les faits, cela obligerait les gens à rester essentiellement en Italie, en Grève ou en Espagne.

[3Frontière italo-autrichienne. Récemment, une journée très offensive de lutte contre la frontière a eu lieu là-bas