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Prefettura Francese nega permesso per Manifestazione per ricordare Todor Bokanovic

ATTENZIONE: La prefettura francese ha appena negato il permesso della manifestazione prevista domani alla frontiera tra Ventimiglia e Mentone: sono interdetti gli assembramenti in strada e chi dovesse infrangere il divieto sarà sistematicamente identificato.
In attesa di sapere che decideranno in Francia, invitiamo tutti a venire al presidio: la mobilitazione dalla parte italiana è confermata!

23 Agosto – Cinema senza frontiere – Strip Life

ORE 20.30 – PIZZATA CON FORNO A LEGNA

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ORE 21.30 – PROIEZIONE DI STRIP LIFE * GAZA IN A DAY

Striplife – Gaza in a day. Docufilm che scruta un pugno di vite nella Striscia.

Di L. Scaffidi, V. Testagrossa, A.Zambelli, A. Mussolini, N.Grignani

TRAMA:

Praticare il rap in pubblico è vietato nella Striscia di Gaza. Ma anche allontanarsi in barca giusto per raggiungere acque più profonde e pescose può essere punito anche con i proiettili in una zona circondata da muri di cemento. Così l’inatteso e misterioso spiaggiarsi di centinaia di mante fa improvvisare un mercato del pesce in riva allo stesso Mediterraneo che noi altri conosciamo meglio per le vacanze tra sole, ombrelloni e mode del momento. L’infelice oasi islamica compressa tra Egitto e Israele che siamo abituati a guardare in tv nei servizi sulla conta dei morti dopo un attentato o una rivolta, dall’obiettivo dei videomakers del collettivo Teleimmagini emerge in questo doc come testimonianza di audaci sconosciuti nel seguire pacificamente l’istinto, le passioni e i doveri della vita.

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– Presidio Permanente No Borders Ventimiglia –

PRESIDIO SABATO 22 AGOSTO DAVANTI AGLI UFFICI DELLA POLIZIA ALLA FRONTIERA MENTONE-VENTIMIGLIA -RASSAMBLEMENT SAMEDI 22 AOUT 2015 DEVANT LES LOCAUX DE LA POLICE AUX FRONTIERES DE MENTON-VINTIMILLE

[IT]

PER TODOR E TUTT* LE ALTRE VITTIME DI VIOLENZE E CRIMINI DELLA POLIZIA

Oggi, purtroppo ci troviamo a ricordare le circostanze dell’assassinio di Todor Bokanovic.
All’età di 8 anni, è stato ucciso da un proiettile sparato dalla polizia mentre i suoi genitori passavano la frontiera franco-italiana a Sospelle il 20 agosto 1995.
Questo assassinio ha avuto luogo qualche chilometro dalla frontiera di Mentone-Ventimiglia dove i migranti sono sistematicamente bloccati e deportati da qualche mese.
Se noi ci incontriamo qui davanti ai prefabbricati della polizia di frontiera è perchè siamo testimoni ogni giorno delle stesse logiche che han portato all’assassinio di questo bambino.
Ogni giorno viviamo le violenze della polizia a causa delle frontiere.
E’ passata una settimana da quando un centinaio di persone che ha tentato di prendere il treno per resistere alle politiche razziste della Francia, ha subito violenze da parte della polizia.
E’ un anno che uno dei nostri fratelli resistendo ad una deportazione forzata verso l’Algeria è morto prima del suo arrivo all’areoporto di Roissy.
Sistematicamente i crimini dei poliziotti vengono insabbiati e loro protetti di fronte alla giustizia che si rifiuta di riconoscerli come criminali.
La famiglia di Todor ha inoltre assistito al rilascio dei poliziotti colpevoli dell’omicidio del figlio.
Altre famiglie e partenti di vittime della polizia subiscono la stessa sorte.
Quest’anno la giustizia ha rilasciato i poliziotti che hanno ucciso due adolescenti, Zyed e Bouna, a Clichy-sous-Bois il 27 ottobre 2005.
La stessa cosa è successa per quelli che hanno ucciso il pensionato algerino, Alì Ziri, morto l’11giugno 2009 all’ospedale due giorni dopo il suo arresto da parte della polizia di Argenteuil.

Domani potremmo essere noi le prossime vittime di crimini commessi da parte della polizia francese, da cui subiamo già violenze quotidinianamente.
Cosa succederebbe se uno di noi si rifiutasse di subire le violenze della polizia che ci sbarra la strada che respinge dai treni e deporta i migranti con la forza verso l’Italia?

A Sospel nel 1995 come a Ventimiglia e a Calais nel 2015 la polizia e le frontiere uccidono e umiliano.

Un pensiero va a tutti quell* assassinat* dalla polizia, qui e altrove.

Noi chiediamo l’apertura di tutte le barricate della polizia, in frontiera, nelle stazioni e nei quartieri popolari.

Luogo e ora dell’incontro Sabato 22 Agosto – h 18.00 in via Astride Briand n°30 06500 MENTONE

[FR]

RASSAMBLEMENT SAMEDI 22 AOUT 2015 DEVANT LES LOCAUX DE LA POLICE AUX FRONTIERES DE MENTON-VINTIMILLE POUR TODOR ET TOUTES LES AUTRES VICTIMES DES VIOLENCES ET CRIMES POLICIERS

Aujourd’hui, nous avons le malheur de rappeler les circostances de l’assassinat de l’un des nôtres, Todor Bokanovic. A l’âge de huit ans, il est mort d’une balle tirée par la police aux frontières lorsque ses parents passaient la frontiére franco-italienne à Sospel, le 20 aout 1995. Cet assassinat a eu lieu à quelques kilomètres du poste frontière de Menton- Vintimille où nous sommes bloqués et sysématiquement déportés depuis quelques mois. Si nous nous rassemblons, ici, devant les préfabriqués de la police aux frontières c’est parce que nous estimons que c’est la même logique qui a mené à l’assassinat de cet enfant. Chaque jour, nous vivons aussi des violences policières à cause des frontières. Il y a une semaine, une centaine des personnes qui ont tenté de prendre le train pour résister aux politiques racistes de la France, ont subi des violences policières. Il ya un an, l’un des nôtres qui résistait à une dépotration forcée vers l’Algérie est morte avant son arrivée à l’aéroport de Roissy.

En plus de tuer des gens, les policiers sont couverts systématiquement par la justice qui refuse de reconnaître qu’ils sont des criminels. La famille de Todor a vu les policiers qui ont tué leur enfant relaxés. D’autres familles et proches de victimes de la police subissent le même sort. Cette année, la justice a acquitté les policiers qui ont tué des adolescents, Zyed et Bouna, à Clichy-sous-Bois le 27 octobre 2005. Même chose pour ceux qui ont tué un retraité algerien, Ali Ziri, décedé le 11 juin 2009 à l’hôpital deux jour après son interpellation par la police d’Argenteuil.

Demain, nous pouvons être les prochaines victimes des crimes de la police française qui déjà nous violente quotidiannement. Que se passera-t-il si l’un de nous refuse de céder aux violences des polices qui nous barrent la route, nous expulse des trains et nous déportent de force vers l’Italie ?

A Sospel en 1995 comme à Vintimille et Calais en 2015 la police et leurs frontières tuent, humilient et mutilent.

Une pensée pour toutes celle et ceux assassiné-e-s par la police, ici, ou ailleurs !

Nous demandons la levée de tous les barrages policiers aux frontières, dans les gares et les quartiers populaires !

Lieu et heure du rassemblement : 18H au 30, avenue Aristide Briand -06500MENTON

21 Agosto – Cinema senza frontiere – Io sto con la sposa

ORE 20.30 – PIZZATA CON FORNO A LEGNA

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ORE 21.30 – Proiezione di – IO STO CON LA SPOSA –

Io sto con la sposa è un film documentario del 2014 diretto da Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry.

TRAMA:

Un poeta siriano e un giornalista italiano aiutano cinque profughi siriani e palestinesi, arrivati a Milano dopo essere sbarcati a Lampedusa, a raggiungere la Svezia senza essere arrestati dalle autorità. Coinvolgendo allora anche una giovane ragazza siriana con passaporto tedesco il gruppo inscena un corteo nuziale, visto che “nessuno oserebbe mai fermare un corteo nuziale”. E così, durante il viaggio di quattro giorni tra Milano e Stoccolma, passando per la Francia, il Lussemburgo, la Germania e la Danimarca, i protagonisti raccontano le loro storie e i loro sogni sperando soprattutto in un futuro senza più né guerre né frontiere.

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Hanno paura della libertà – They fear freedom – Ils ont peur de la liberté [ITA-ENG-FR]

[ITA]

Poco meno di una settimana fa ballavamo a Ponte San Luigi. Non erano danze di gioia le nostre, ma la risposta determinata alle deportazioni di un centinaio di fratelli che lottavano per la propria libertà.

La frontiera alta di Ventimiglia è un luogo scandaloso. Ogni giorno nel sud della Francia decine di migranti vengono fermati in base al colore della propria pelle, sommariamente identificati e rimandati in massa in Italia passando per questo luogo. Solo nella prima settimana di agosto sono stati 830.

Domenica notte qualcosa è cambiato. In più di cento sono saliti sul treno consapevoli che sarebbero stati fermati. Alla stazione di Menton-Garavan non hanno risposto agli “inviti” della gendarmerie a scendere dal treno. Trascinati nei container non si sono arresi al destino che la polizia frontaliera aveva deciso per loro e hanno continuato a protestare.

Oltre il recinto di transenne ad un certo punto sono arrivati dei bianchi, ma non indossavano una divisa. Tra questi c’eravamo anche noi. Siamo rimasti tutti insieme fino alla fine delle deportazioni, compresa la nostra. Battevamo le mani, urlavamo e ballavamo. Pare faccia paura che lo si faccia insieme, che si resista uniti come se le transenne,i poliziotti e le camionette non meritassero alcun riguardo.

Alla fine della nottata, dopo che quasi tutti i migranti erano stati respinti in Italia, una ventina di bianchi ha passato la notte in commissariato, italiani in Italia e francesi in Francia. Per sei di quei bianchi che avevano deciso di non accettare il razzismo di questa Europa la questura ha disposto il “rimpatrio” nei rispettivi comuni di residenza.

Per tre anni non potremo mettere piede nel territorio di Ventimiglia.

Ecco, oggi scriviamo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle per dire chiaramente che siamo ancora lì.

Abbiamo imparato a pensare la nostra libertà in maniera diversa da come la pensa il potere. L’impedirci l’accesso a un luogo non ci impedisce di continuare a lottare.

Oggi siamo insieme, noi esiliati, e sentiamo di essere insieme al nostro campo. Vogliamo dirvi che ci rivedremo presto, che continueremo a stare al fianco di chi viaggia. Da Lampedusa a Calais, da Kos a Ceuta e Melilla. Saremo nei luoghi dove l’infamia razzista e poliziesca degli arresti e delle deportazioni prosegue. Saremo dove lo sfruttamento dei migranti fa seguito al regime di controllo imposto a chi è senza documenti. Saremo lì dove riterremo serva il nostro contributo a questa lotta.

Hanno paura della libertà, e noi siamo convinti che vada anche resa evidente l’impotenza dei loro provvedimenti amministrativi. Deve essere chiaro che non bastano le deportazioni a fermare le persone in viaggio e non bastano una manciata di fogli di via a fermare i solidali.A presto compagni di viaggio,da Ventimiglia non si torna indietro, si parte.

Ans, Davide, Elisa, Giulia, Daitone, Rafael

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[ENG]

Less than a week ago we were dancing at Ponte San Luigi. It was not joyful dancing, but a determined response to the deportation of hundred brothers struggling for their freedom.

The upper border checkpoint of Ventimiglia is a scandalous place. In Southern France dozens of migrants are stopped on a daily basis according to their skin colour to be summarily identified and pushed back to Italy in mass passing through this place. There have been 830 cases just in the first week of August.

Sunday night something changed. More than 100 people took the train, aware that they would have been caught. At the Menton-Garavant railway station they refused the “invites” of the gendarmerie to get off the train. After being dragged into the containers, they did not surrender to the destiny that the border police chose for them and the protest continued.

Beyond the fence of hurdles at a certain point a group of white people arrived, but they did not wear any uniform. Among them there was us too. We stayed all together until the end of the deportations, including ours. We clapped our hands, screamed and danced. It seems to be scary when people join, when people resist united as if the hurdles, policemen and vans did not deserve any regard.

At the end of the night, after that almost all of the migrants had been pushed back to Italy, around twenty white people spent the night detained at the police station, Italians in Italy and French in France. Six among those who decided to reject this Europe’s racism have been condemned by the police headquarters to repatriation in their respective cities of residence.

We will not be able to set foot in the territory of Ventimiglia for three years.

Well, today we are writing to our brothers and sisters to tell them that we are still there.

We have learnt to imagine our freedom in a different manner from that of the power. Preventing us not to access a place does not prevent us to continue to fight.

Today we are together, us exiled, and we are feeling to be together with our camp. We want to tell you that we will meet soon, that we will continue to be by the side of travelling peple. From Lampedusa to Calais, from Kos to Ceuta and Melilla. We will be where racist and police infamy of arrests and deportations goes on. We will be where the exploitation of migrants takes place following the regime imposed to the undocumented. We will be there where we think we can contribute to this struggle.

They fear freedom, and we are convinced that the impotence of their administrative measures should be highlighted. It has to be clear that deportations are not enough to stop people travelling and a handful of expulsion orders is not enough to stop solidarity.See you soon travellers and friends,from Ventimiglia nobody is going back, we go forward.

Ans, Davide, Elisa, Giulia, Daitone, Rafael

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[FR]

Il y a un peu moins d’une semaine, on dansait à Ponte San Luigi. Ce n’étaient pas des danses de joie mais la réponse déterminée aux déportations d’une centaine de frères qui luttaient pour leur propre liberté.

La frontière du haut de Vintimille est un lieu scandaleux. Chaque jour, dans le sud de la France, des dizaines de migrants sont stoppés uniquement à cause de la couleur de leur peau, ils sont identifiés et renvoyés en masse, sans état d’âme, vers l’Italie en passant par ce lieu. Uniquement sur la première semaine d’août, ils ont été 830.

Dans la nuit de dimanche, quelque chose a changé. Plus de 100 migrants sont montés dans un train, conscients qu’ils seraient certainement arrêtés. A la gare de Menton Garavan, ils n’ont pas répondu aux “invitations” de la gendarmerie à descendre du train. Tirés de force dans les containers, ils ne se sont pas résignés au destin que la police frontalière avait décidé pour eux et ils ont continué à protester.

De l’autre côté des “enclos”, à un certain moment, des blancs sont arrivés mais sans uniforme. Entre eux, il y avait Nous. Nous sommes restés tous ensemble jusqu’à la fin des déportations, y compris la nôtre. Nous frappions dans nos mains, hurlions et dansions. Il semble que cela fasse peur qu’on agisse tous ensemble, que l’on soit unis comme si les barrières, les policiers ert les camionnettes ne méritaient aucune attention.

En fin de nuit, après que la quasi totalité des migrants soient repoussés en Italie, une vingtaine de blancs ont passé la nuit aux commissariats, les italiens en Italie et les français en France. Pour six d’entre eux n’ayant pas accepté le racisme de cette Europe, le commissariat a décidé le “rapatriement” dans leurs communes de résidence respectives.

Pendant trois ans, nous ne pourrons plus remettre les pieds dans la ville de Vintimille.

Voilà, aujourd’hui nous écrivons à nos frères et sœurs, pour dire clairement que nous sommes encore là-bas.

Nous avons appris à penser à notre liberté de façon différente par rapport aux pouvoirs mis en place. L’interdiction d’accéder à un lieu ne nous empêche pas de continuer notre lutte.

Aujourd’hui, nous sommes ensemble, nous exilés, et avons la sensation d’être avec vous dans le camp. Nous voulons vous dire que nous nous reverrons bientôt, que nous continuerons à rester aux côté de ceux qui voyagent, de Lampedusa à Calais, de Kos à Ceuta et Melilla. Nous serons dans les lieux où l’infamie raciste et policière, arrestations et déportations, continue. Nous serons où l’exploitation des migrants fait suite au régime des contrôles imposés aux “sans papiers”. Nous serons là où nous penserons que notre contribution à cette lutte puisse servir.

Ils ont peur de la liberté et nous sommes persuadés que l’on doit mettre en évidence l’impuissance de leurs actions administratives. Qu’il soit clair que ni les déportations des migrants, ni les papiers d’expulsion ne pourront arrêter les solidaires.

A bientôt compagnons de voyage,

de Vintimille, on ne revient pas en arrière, on part.

Ans, Davide, Elisa, Giulia, Daitone, Rafael

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Si balla a Ponte San Luigi – Ça danse à Pont Saint Louis [ITA-FR]

[ITA]

Ieri notte a Ventimiglia un centinaio di migranti è salito su un treno per attraversare in blocco il confine italo-francese. Molti di loro li avevamo conosciuti sabato in occasione dell’assemblea No Borders in stazione, durante la quale avevano avuto la possibilità di prendere parola ed esprimere la loro esasperazione per la situazione insostenibile in cui versano da mesi. Come prevedibile, il tentativo di attraversamento si è scontrato con i controlli costanti effettuati dalla gendarmerie a Menton-Garavan, la prima stazione oltreconfine. I migranti fermati hanno deliberatamente scelto di sfidare la chiusura della frontiera e rifiutato di scendere dal treno. Sono stati pertanto trascinati di peso sulle camionette per essere ricondotti alla postazione frontaliera francese di Ponte San Luigi, dove sono stati messi in container recintati ed è stata inoltrata alle autorità italiane una richiesta di riammissione sul proprio territorio.

Questa pratica è abituale per tutti i migranti sospettati di provenire dall’Italia e che vengono sorpresi in Francia dai rastrellamenti sistematici effettuati sui treni, sui bus, nelle stazioni e nelle città. Quelli che vengono riammessi sono trasferiti alla postazione frontaliera italiana e da lì riaccompagnati dalla Croce Rossa in stazione. Chi non viene riaccettato viene semplicemente rilasciato in Francia. È una prassi che non viene accompagnata da alcuna formalità giuridica e di cui l’ASGI ha già denunciato l’irregolarità. In entrambi i casi i migranti non hanno altra prospettiva che riprendere il loro viaggio, durante il quale continuano a essere fermati, riportati in frontiera e ripartire.

Questa triste giostra dell’assurdo è ben nota al movimento No Border, che ha sempre svolto operazioni di copwatching e supportato con la propria presenza i migranti internati nei container di Ponte San Luigi. Anche questa notte, appena saputo l’accaduto, una ventina di solidali si è mossa per portare sostegno ai migranti ed essere testimoni di quello che stava loro accadendo. Giunti sul posto abbiamo trovato i migranti che protestavano per il loro essere rinchiusi e stipati come bestiame in uno spazio transennato troppo stretto per così tante persone.

La gendarmerie francese ci ha subito allontanati, schierandosi tra noi e i migranti per impedire qualsiasi contatto. Nel modo più eloquente possibile hanno riproposto materialmente lo spazio della frontiera e ci hanno ricordato che “Every Cop is a Border”. I nostri cori e la battitura – da mesi simbolo della lotta migrante – hanno fatto da ponte di comunicazione tra noi e i ragazzi, in un gioco di risposte, cori e grida di entusiasmo reciproci. Dopo balli e sberleffi a una frontiera che non abbiamo alcuna ragione di rispettare, abbiamo invitato i passanti in transito a esprimere la loro solidarietà contro l’ineguaglianza all’accesso alla mobilità tornando indietro; molti di loro hanno acconsentito.

Nell’istante in cui la gendarmerie francese ha deciso di procedere ugualmente alla deportazione dei migranti in territorio italiano, gli attivisti No Border hanno reagito cercando di impedire il passaggio dei furgoni sedendosi e sdraiandosi sulla strada. A più riprese siamo stati spostati in malo modo, spintonati e insultati, e diversi di noi hanno riportato contusioni.

Mentre la polizia francese è stata udita definire questa ripetuta serie di respingimenti “infornate”, quella italiana prendeva in consegna i migranti negli uffici di frontiera domandando ai ragazzi “a quale razza di bestia appartenessero”. Dopo simili trattamenti i migranti sono stati caricati sui furgoni e riportati in stazione a Ventimiglia, dove però il centro della Croce Rossa rimane chiuso di notte. Sono stati quindi costretti a trovare una sistemazione precaria accampandosi sul piazzale. In risposta abbiamo subito portato latte e viveri ai migranti bloccati in stazione, confermandogli ancora una volta il nostro sostegno.

Nel frattempo, affatto scoraggiati dagli eventi, abbiamo continuato a fare resistenza passiva alla frontiera italo-francese, nel tentativo di bloccare il trasporto coatto dei migranti. Non appena abbiamo deciso di andarcene, polizia francese e polizia italiana schierate in assetto antisommossa ci hanno stretto attorniandoci dai due lati della frontiera, costringendoci successivamente a seguirli in caserma.

I 17 attivisti italiani fermati, oltre a una nottata alla centrale di polizia, hanno rimediato un’identificazione fotodattiloscopica e una notifica di denuncia per “invasione di terreni o edifici”, in merito alla contestata provenienza dal presidio dei Balzi Rossi; chi aveva già qualunque tipo di precedente, in totale 6 persone, ha ricevuto istantaneamente un foglio di via che obbliga a recarsi al comune di residenza in capo a uno o due giorni in quanto “elemento pericoloso per l’ordine e la sicurezza pubblica” e astenersi dal fare ritorno al comune di Ventimiglia per tre anni, onde evitare di “reiterare quei reati che creano allarme sociale”.

I 3 attivisti francesi, trascinati via brutalmente, sono stati dapprima identificati e rilasciati dalla gendarmerie, poi messi in garde a vue dalla polizia che li ha trattenuti al commissariato di Menton per dodici ore. I loro video sono stati cancellati e Medecins du Monde ha attestato le contusioni e le contratture accusate da uno di loro a seguito dei maltrattamenti ricevuti.

Al contempo apprendiamo che i membri dell’associazione francese “Au Coeur de l’Espoir” sono stati fermati dalla polizia mentre si recavano in stazione, sono stati trattenuti a loro volta in merito alla violazione dell’ordinanza cittadina che vieta di somministrare cibo ai migranti “per spirito di mera solidarietà”.

I poteri pubblici si rendono ormai conto della loro perfetta incompetenza nell’affrontare il fenomeno migratorio. Da decenni si cerca di gestirlo in modo sistematicamente improvvisato e emergenziale, colpendo la libertà di circolazione delle persone. In questa cornice il giro di vite sui migranti si fa espressione del cortocircuito in cui le istituzioni si sono incastrate: cortocircuito che si palesa qui a Ventimiglia nella forma del “Ping Pong”, così come dichiarato dal prestante gendarme incaricato di far sloggiare i migranti dai vagoni del regionale. Noi che ci troviamo ad osservare questa assurda partita, decidendo di stare tra una racchetta e l’altra, assistiamo a un dispiegamento delle misure repressive anche nei confronti delle realtà che esprimono solidarietà ai migranti senza limitarsi alla sola dimensione assistenziale. Aumenta la distanza tra la realtà delle persone in viaggio e le maglie strette di un sistema giuridico i cui provvedimenti sono brutali e inutili.

Noi continueremo a contestarli e a lottare per l’apertura di tutti i confini, continueremo a denunciare le deportazioni illegittime di migranti e le violenze a cui sono sottoposti, continueremo ad affiancarci alle persone in viaggio. Così come mari, deserti, e galere non fermano i migranti in viaggio, allo stesso modo non saranno certo i fermi o un pugno di indagini e provvedimenti amministrativi a fermare gli attivisti No Border. La lotta aperta questa notte a San Luigi è un passo in avanti nel nostro percorso ed è per questo che facciamo appello a quanti condividono le nostre ragioni a sostenere il presidio permanente di Ventimiglia e la lotta No Border in tutta Europa. Essere presenti a Ventimiglia, così come al Brennero, a Lampedusa o a Calais significa contribuire a sgretolare le frontiere di questa Fortezza Europa ormai in crisi. Un giorno sulle frontiere di quest’Europa balleremo, ricordando i tempi in cui ancora provavano a respingerci.

We are not going back!

Presidio Permanente No Border di Ventimiglia – 10/08/2015

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[FR]

La nuit dernière à Vintimille une centaine de migrants est montée sur un train pour traverser en masse la frontière italo-française. Pour beaucoup, nous les avions rencontrés samedi lors de l’assemblée No Borders qui s’est tenue à la gare, à cette occasion ils avaient pris la parole pour exprimer leur exaspération pour la situation insoutenable qui les concerne depuis des mois. Comme prévu, la tentative de passage de frontière a échoué à cause des contrôles continuels effectués par la gendarmerie à Menton-Garavan, la première gare outre la frontière. Les migrants arrêtés ont spontanément décidé de défier le blocus et ont refusé de descendre du train. Ils on alors étés traînés de force sur les camionnettes qui les ont reconduits au poste frontalier français de Pont Saint Louis, ou il on été enfermés dans des containers en attendant que la demande de reconduction sur le territoire italien soit acceptée par les autorités.

Cette procédure est habituellement imposée aux migrants suspectés d’arriver d’Italie, arrêtés du coté français, à cause des contrôles systématiques effectués au faciès dans les trains, les bus, les gares et les villes. Lorsque la demande de reconduction est acceptée, les migrants sont conduits au poste frontalier coté italien et par la suite emmenés par la Croix Rouge à la gare. Ceux qui ne sont pas reconduits, ils sont alors tout simplement relâchés en France. Il s’agit là d’une pratique qui n’est accompagnée d’aucune formalité juridique, c’est pourquoi l’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) a déjà dénoncé son caractère en marge de la légalité. En effet, dans les deux cas de figure, les migrants n’ont aucune autre solution que de reprendre leur voyage, au cours duquel ils seront à nouveau arrêtés, ramenés à la frontière pour ensuite repartir et ainsi de suite.

Cette triste journée de l’absurde est bien connue par le mouvement No Border, qui a conduit assidûment des opérations de copwatching et qui essaye d’apporter un soutien en étant présent auprès des migrants enfermés dans les containers de Pont Saint Louis. La nuit dernière encore, une vingtaine d’activistes s’est dirigée aux poste frontalier pour soutenir les migrants retenus et être témoins des faits en cours. Une fois sur place nous avons pu constater que les migrants protestaient contre les conditions peu dignes dans lesquelles ils étaient retenus et enfermés, comme du bétail, dans un espace bien trop petit pour leur nombre.

La gendarmerie française nous a immédiatement éloignés, en s’interposant entre les migrants et nous, pour empêcher tous contacts. Ainsi, de la façon la plus parlante possible, les gendarmes n’ont fait que reproposer matériellement l’espace de la frontière en nous rappelant que « Every Cop is a Border ». Nos chants et les battements, qui depuis des mois symbolisent la lutte migrante, ont établie un pont communicatif entre les migrants et nous, sous forme de jeux de réponses interposées, de chœurs, et de cris d’enthousiasme réciproques. Nous avons chanté et dansé sur une frontière qui n’a aucune raison d’être respectée, nous avons invité les passants en transit à exprimer leur solidarité contre l’injustice de l’accès inégal à la mobilité en faisant marche arrière, la plupart ont accepté. Lorsque la gendarmerie a décidé, malgré tout, de procéder à la déportation des migrants vers le territoire italien, les activistes No Borders ont réagis cherchant à empêcher le passage des camionnettes, ils se sont assis et couchés sur la route. A plusieurs reprises nous avons étés bousculés, poussés et insultés, et certains parmi nous ont reportés des contusions.

Alors que la police française a été entendue nommer ce genre de repoussements des « enfournées », celle italienne en récupérant les migrants dans les bureaux de frontière leur a demandé « à quel genre de race de bêtes ils appartenaient » . Après de telles dégradations, les migrants ont été chargés dans les camionnettes et ramenés à la gare de Vintimille, malgré le fait que le centre d’accueil de la Croix Rouge soit fermé de nuit, les laissant ainsi dans l’obligation de se trouver une installation précaire sur la place. En réponse, nous avons immédiatement apporté du lait et des vivres aux migrants bloqués à la gare.

Pendant ce temps, nullement découragés par les intimidations des autorités, nous avons continué à faire de la résistance passive à la frontière, dans la tentative de bloquer le transport forcé des migrants. Alors que nous avions décidé de quitter les lieux, la police française et celle italienne rangées en mode antiémeute nous ont entourés des deux cotés de la frontière, nous forçant par la suite à les suivre à la caserne.

Les 17 activistes italiens arrêtés, outre avoir passé la nuit à la centrale de la police, ont eu droit à une identification dactyloscopique et une notification de plainte pour « invasion de terrains ou bâtiments » ; ceux qui avaient des précédents en tous genres, au total 6 personnes, ont reçu instantanément l’ordre de se rendre dans la commune de résidence dans les deux jours avec accusation d’être des « éléments dangereux pour l’ordre et la sécurité publique », de plus ils ont reçu l’interdiction de regagner Vintimille dans les 3 prochaines années, afin d’éviter de « réitérer ces infractions qui représentent une source de désordre social ».

Les 3 activistes français, traînés brutalement, ont d’abord été identifiés puis relâchés par la gendarmerie, pour enfin être mis en garde à vue par la police qui les a retenu au commissariat de Menton pendant douze heures. Leurs vidéos ont été supprimées et Médecins du Monde a attesté les contusions et les contractures provoqué chez l’un d’eux par les traitements rudes reçus.

Par ailleurs, nous avons appris que les membres de l’association « Au Cœur de l’Espoir » ont été arrêtés par la police pendant qu’ils se rendaient à la gare, ils ont étés accusés de violer l’ordonnance citoyenne qui interdit l’administration de nourriture aux migrants par «simple esprit de solidarité».

Les pouvoirs publiques se rendent enfin compte de leur parfaite incompétence pour affronter le phénomène migratoire. Depuis des décennies il est géré de manière systématiquement improvisée et urgentiste, en tapant directement sur la liberté de circulation des individus. Dans ce cadre les restrictions sur les flux migratoires expriment le court circuit dans lequel les institutions se sont engouffrées : court-circuit qui se manifeste ici à Vintimille sous la forme de « Ping Pong », ainsi défini par le gendarme chargé de chasser les migrants des wagons des trains régionaux.Nous, qui observons cet absurde match, placés entre une raquette et l’autre, nous assistons à un déploiement des mesures répressives aussi envers des réalités qui expriment de la solidarité pour les migrants sans pour autant se limiter à la dimension assistantialiste. Le gouffre entre la réalité des personnes en voyage et les mailles serrées d’un système juridique aux mesures brutales et inutiles, s’élargit.

Nous continuerons à contester ces mesures et à lutter pour l’ouverture de toutes les frontières, nous continuerons à dénoncer les déportations illégitimes des migrants et les violences auxquelles ils sont soumis, nous continuerons à supporter les personnes en voyage.
Ni les mers, ni les déserts, ni même les prisons n’arrêtent les migrants en voyage, ainsi, ni les gardes à vues, ni les sanctions administratives n’arrêteront les activistes No Border. La lutte ouverte de la nuit dernière à San Luigi représente un pas en avant dans notre combat, et c’est pour cette raison que nous faisons appel à tous ceux qui partagent nos raisons pour soutenir le presidio permanent de Vintimille et la lutte No Border partout en Europe. Être présents à Vintimille, ainsi qu’au Brennero, à Lampedusa ou à Calais, signifie contribuer à ébranler les frontières injustes de cette Forteresse Européenne, déjà en crise. Un jour, sur les frontières de cette Europe, nous danserons, en souvenir des temps arrières quand encore ils essayaient de nous repousser.
We are not Going Back !

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Asgi on situation in Ventimiglia

The analysis of the Association of Legal Studies on Immigration regarding the situation in Ventimiglia.
L’analisi dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione riguardo la situazione di Ventimiglia.
L’analyse de l’Association d’Etudes Juridiques sur l’Immigration à propos de la situation à Vintimille.

Here/Qui/Ici

AL FIANCO DI CHI VIAGGIA – BY THE SIDE OF TRAVELLING PEOPLE – DU CÔTÉ DE CEUX QUI VOYAGENT

H 18:00
ASSEMBLEA PUBBLICA – PUBLIC ASSEMBLY – ASSEMBLÉE PUBLIQUE

con/with/avec:
Presidio permanente No Border, association de Fraternitè et du Savoir(Nice), Medicine du Monde, Amnesty International – Relais Réfugiés (Menton), A.D.N. (Nice), Arci Camalli (Imperia), Arci Handala (Imperia), csa La Talpa e l’Orologio (Imperia), associazione Pairò (Dolceacqua), associazione ecologica Val Nervia (Dolceacqua), laboratorio Onda Anomala (Vallecrosia), rete Eat the Rich (Bologna).

H 20:00
CENA CONDIVISA e poi musica, infoshop No Border, giocoleria e convivialità!

SHARED DINNER and then music, No Border infoshop, juggling and conviviality!

REPAS PARTAGÈ, musique, infokiosque No Border, jonglerie et convivialité!

ITA/ENG/FR

Nelle ultime settimane si è parlato molto di “emergenza profughi”, ma raramente si è discussa la questione a partire dal punto di vista delle persone in viaggio. È proprio questa invece la prospettiva a partire dalla quale il presidio permanente No Border ha affrontato la questione.

Dal confine italo-francese forse alcune cose appaiono più chiare che altrove: ci sono delle persone in viaggio e c’è la polizia, italiana e francese, che non le lascia passare. Non importa che queste persone provengano da regimi autoritari, paesi in guerra o comunque siano in cerca di una vita migliore. Non importano le convenzioni sui diritti umani, i trattati per la libera circolazione, le dichiarazioni di principio delle più svariate istituzioni.

La verità di Ventimiglia è che i confini si moltiplicano fino a coprire interi territori con posti di blocco e camionette; che i diritti, le convenzioni e i trattati sono buoni strumenti per occultare una realtà fatta di arresti e deportazioni illegittime; che le dichiarazioni di principio sono buone per la stampa e la tv, ma nelle stazioni della costa azzurra la polizia continua a fermare ogni persona di colore, e chi è senza documenti viene portato nei container a Ponte San Luigi per poi essere rimandato in Italia.

Queste verità si incontrano qui come in altri luoghi di confine, da Lampedusa a Calais, e anche di queste si nutre la propaganda razzista. Se oggi in tanti invocano politiche securitarie è anche perché forse è poco chiara la posta in gioco per tutti: la libertà di muoversi liberamente nel mondo. Noi abbiamo scelto di stare dalle parte di chi viaggia, e vorremmo spiegare perché.

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In the last weeks we heard many things about the so called “refugees’ emergency”, but the issue hasn’t been discussed from the point of view of the people travelling. This is the perspective that the No Border Camp, since the beginning, choosed to face.

From the Italian-French border some things appear more clear than in other places: there are people travelling and there is the police stopping them. For the authorities, nobody should even spontaneously give food to migrants. It doesn’t matter if this people comes from authoritarian regimes, from countries that are at war or if they are in search of a better life. Human rights convention, treaty for the freedom of movement, declaration of principle of different institutions do not matter here.

The truth of Ventimiglia is that borders do not only exists, but multiplicate with police patrolling the streets in Italy and France; that rights, conventions, and treaties are useful means to cover a reality made of illegitimate arrests and deportations; that declarations are good arguments for newspapers and Tvs, while in all railway stations of the South of France the police keeps on picking up black people and when they find them without documents they are brought to the containers close to the French border and then send back to Italy.

These truths are evident here and in others borders, from Lampedusa to Calais, and are also used to spread racist propaganda. If today lots of european citizens seem to be asking for more securitarian politics maybe it is also because they do not realize that we all are loosing our freedom of movement. We decided to stay to the side of people travelling, and we would like to explain why.

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Ces dernières semaines, on a beaucoup parlé de «l’urgence des migrants », mais la question a rarement été posée du point de vue de ceux qui voyagent. C’est cette perspective que le No Border camp, depuis sa création, a décidé d’affronter.

Depuis la frontière italo-française, certaines choses apparaissent plus clairement qu’ailleurs : il y a des gens qui voyagent, et il y a la police qui les arrête. Pour les autorités, personne ne devrait meme donner
de la nourriture aux migrants, spontanément. Cela importe peu que ces personnes viennent de régimes autoritaires, de pays en guerre, ou soient à la recherche d’une vie meilleure. La déclaration des droits de l’Homme, le Traité sur la liberté de circulation, les déclarations de principe de différentes institutions n’ont aucune valeur ici.

La vérité de Vintimille est que les frontières ne font pas qu’exister, mais se multiplient avec les patrouilles de police dans les rues italiennes et françaises. Ces droits, conventions et traités sont utilisés pour masquer une réalité faite d’arrestations illégales et de déportations. Ces déclarations sont de bons arguments pour les
journaux et la télévision, tandis que dans toutes les gares du Sud de la France la police continue de contrôler au faciès. Et lorsqu’elle arrête des sans-papiers, ils sont amenés aux poste-frontière français puis renvoyés en Italie.

Ces vérités sont indéniables, ici et sur d’autres frontières, de Lampedusa à Calais. Elles sont également utilisées pour propager des discours racistes. Si de nombreux citoyens d’Europe semblent
aujourd’hui demander des politiques plus sécuritaires, c’est sans doute aussi quelles ne réalisent pas combien nous y perdons notre liberté de mouvement. Nous avons décidé de rester du côté de ceux qui voyagent, et nous aimerions vous expliquer pourquoi.

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